di Luigi Scardigli
PORRETTA (BO). Non si può e soprattutto non ci si deve stancare di dirlo: Porretta Soul Festival resta un angolo incredibile, dove la musica, sistematicamente di sontuosa qualità, si coniuga, puntualmente, con un ambiente che non ha uguali in tutti gli altri Festival che si consumano sulla faccia della Terra. Pensavamo che fosse così, all’inizio, quando Graziano Uliani si mise in testa quell’idea meravigliosa che è diventata una realtà importante non solo per quell’angolo di terra sospeso tra la fine della provincia toscana e l’inizio di quella emiliana. Invece, il Festival Soul, così è restato, come se il tempo, le sue lancette e la voglia di stare insieme con un sottofondo meraviglioso volessero dimostrare, in una sola eccezione, che la regola si possa infrangere. Ieri, 21 luglio, la 29esima edizione ha aperto ufficialmente le danze, sui sorrisi del pubblico, che conosce benissimo la magia di quel posto, il parco Rufus Thomas, quel giardino ad anfiteatro che si schiaccia, vertiginosamente sul palco, diviso dal pubblico da una sottile linea rossa, che nessuno, nonostante la totale assenza di un servizio d’ordine nerboruto, si sogna, prima di permettersi, di oltrepassare. Arriviamo a serata abbondantemente iniziata, ma la fortuna riservata a chi adora esserci ci riserva una sorpresa meravigliosa, un trio stratosferico: Mecco Guidi all’Hammond, Lele Veronesi alla batteria e Gloria Turrini alla voce.