di Luigi Scardigli

PRATO. Vecchie sonorità, antichi risentimenti e un omaggio doveroso, imprescindibile, al collega-amico Pino Daniele. Napoli Centrale oggi, la prima band italiana di world music, dopo 41 anni di attività, è ancora quella di allora. La dimostrazione l’ha data ieri sera, 20 luglio, a Prato, nel giardino delle Lazzerini, inserito nella cornice del Festival delle Colline. Ma non tanto perché a suonare ce n’erano ben tre della formazione inziale, quella che sconvolse l’imperante sound melodico nella metà degli anni ’70: James Senese, il padre spirituale, che suona (il sax) pensando a John Coltrane e Miles Davis, canta come Fred Buscaglione e parla come Edoardo De Filippo, Gigi De Rienzo al basso, impassibile come il mostro sacro Jaco Pastorius, che tutti, bene o male, tentano di emulare e Ernesto Vitolo alla testiere, un Joe Zawinul decisamente meno surriscaldato, ma comunque parecchio efficace alla causa d’O Sanghe, l’ultima incisione, in ordine di tempo, della band napoletanissima. Alla batteria non c’è Agostino Marangolo, testimonial Ufip e professore di tanti batteristi, qui, nella zona, ma altri due vecchi amici di quella combriccola nonsolomusicale che ha deciso di non lasciarsi sedurre e abbindolare da nulla e nessuno, per restare, fedele, a se stessa: Freddy Malfi e Franco Del Prete, due drummisti che possono adattarsi a qualsiasi cerimonia, ma che a quelle della loro terra preferiscono non mancare. Mai.