di Luigi Scardigli
PISTOIA. La prima delle cinque W del giornalismo, quello che si insegnava nelle redazioni e tutti dovevano imparare, per irreggimentarsi, è quella del minuto di silenzio richiesto, a nome del Sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, a Fabrizio Berti, presentatore occasionale del Festival di Pistoia. La folla, non oceanica, ma consistente, di piazza del Duomo, riunitasi per vivere la penultima serata della 37esima edizione della manifestazione, sta aspettando David Coverdale, l’ex voce dei Deep Purple, prima dell’avvento di Ritchie Blackmore. Ma il sangue e l’orrore di Nizza, almeno dietro esplicita richiesta, tornano prepotentemente alla memoria e per un minuto almeno, sotto un cielo ambiguo, tutto tace. Prima della storica band inglese, in procinto di festeggiare i 40 anni di attività, alcuni gruppi di corredo: gli ultimi, prima del fiore all’occhiello, gli svedesi Hardcore superstar, che non la mandano certo a dire dietro quanto a sfacciataggine, atteggiamenti hard e tatuaggi.