di Luigi Scardigli
PISTOIA. E’ la notte dell’Avis, fate attenzione: qualcuno, in piazza del Duomo, fa il verso a una canzone. Anzi. Tributo più profondo, ad onor del vero, non poteva celebrarsi. Ma non solo perché a raccontare una parte dell’immensa antologia poetico-musicale di Fabrizio De André ci fosse suo figlio Cristiano e la sua band: in questo caso non si può parlare di somiglianza, trasmissione dei caratteri, veridicità di un sangue buono. Qui siamo alla reincarnazione, alleggerita, nel trasporto da Fabrizio a Cristiano, della profondità paterna, così acuta e dotta da non essere compresa nemmeno dal figlio, che non ha perso occasione di rinfacciarglielo, anche a Pistoia. E’ bello, però, e molto, che Cristiano, nel bel mezzo dell’elogio a Fabrizio, racconti e denunci al pubblico la sua latitanza familiare. Non sarebbe potuto essere diversamente, non sarebbe stato Fabrizio De André.