PISTOIA. La follia è sempre stata una soluzione ideale; per i vincitori, ma anche per i vinti. Folli sono le gesta disperate, i colpi di genio. Ma folli sono anche le soluzioni estreme, gli addii, gli inaspettati e imprevisti titoli di coda. Luigi Pirandello, che con la follia ha sempre fatto i conti da vicinissimo (con la moglie, morta in manicomio e con la propria fede politica), non l’ha voluta risparmiare nemmeno nelle sue opere, men che mai con i suoi drammi teatrali, soprattutto dopo aver abbandonato il filosofismo che ne ha caratterizzato la biografia giovanile. Razionale e gradevole, invece, su un palco candidamente illuminato, dove trovano posto solo due lunghe panche e una vetrata a giorno, il parto de Il berretto a sonagli, ieri sera, a Pistoia, in un Teatro Manzoni (si replica domenica 1° marzo, alle ore16) strapieno, dove con la follia, soluzione ideale per placare verità e scandali, si fanno terribilmente i conti, grazie soprattutto alla vena tragicomica e malinconica dell’umile servitore cornuto di casa Fiorica, lo sciagurato, ultimo e desideroso di riscatto Ciampa, che Silvio Orlando incarna quasi naturalmente, così come molti dei suoi personaggi cinematografici nei quali alla protervia e all’imponenza dell’altro e della vita contrappone, puntualmente, astuzia, saggezza e lungimiranza, e all’intero cast che Andrea Baracco, il regista, gli ha cucito e costruito attorno, a cominciare dalla combattiva e per nulla disposta al compromesso Beatrice Fiorica (Stefania Medri), moglie potente, ma tradita, per giunta con la moglie del suo servitore, che per porre rimedio alla sua indomita, incontrollata e pericolosissima voglia di vendetta, oltre che di dignità, dovrà inevitabilmente fingersi pazza. Non sono da meno la madre Assunta e il fratello Fifì di Beatrice (Marta Nuti e Michele Eburnea), la serva Fana (Francesca Botti), l’istigatrice Saracena (Francesca Farcomeni), l’uomo di legge Alfio Spanò (Davide Lorino) e l’umile, modesta, servile, ma infingarda Nina, moglie di Ciampa (Annabella Marotta). Ed è proprio attorno al minor spessore di Ciampa che Luigi Pirandello muove la fila di questa drammaturgia, concedendo alla mansueta mestizia di un uomo costretto a obbedire, subire e soffrire in silenzio l’opportunità di riscattarsi in un sol colpo, obbligando i potenti che non potrebbero superare lo choc della denuncia di tradimento, a porvi rimedio grazie alla loro semplicistica conclusione e soluzione, che Beatrice La Bella, coniugata Fiorica, è semplicemente impazzita. E dopo oltre un secolo – a conferma della ripetitività degli accadimenti civili, morali, sociali e storici e dello spessore umorale, prima che culturale, del professor Pirandello – è cambiato poco o nulla; la pubblica piazza si è solo trasformata nelle infinite piattaforme sociali alle quali, ormai, ognuno, si affida e confida, pur nella piena consapevolezza che le gogne mediatiche, prima che giudiziarie, possano sortire effetti devastanti ancor prima di condanne tribunalizie e che chiunque, in un attimo, possa trasformarsi da carnefice in vittima; che i poteri, forti, lo sono principalmente e soprattutto quando necessitano di coperture, insabbiamenti, soluzioni lontane anni luce dalla verità e dalla realtà; che sbraitare al mondo l’indispensabilità della giustizia opposta alla falsità della convenienza equivale, quasi sempre, a reazioni difensivistiche capaci di adottare qualsiasi stratagemma, pur di proteggersi e garantirsi eterna immunità. Per tutto questo, per azionare, simultaneamente, la corda della ragione, quella civile e quella della follia, ci voleva un Attore, tipo il quasi 70enne napoletano Silvio Orlando, che sapesse incarnare, nella sua naturale inferiorità, la vis e la dissimulatio di chi, urlando al mondo la verità, riuscisse, prima di diventare pazzo e farsi rinchiudere in un manicomio, a diventare famoso, convincendo tutti e tutto circa la propria affinità recitativa. E un’Attrice, ad esempio la 46enne bolognese Stefania Medri, che abbiamo già potuto ammirare e applaudire nel nostro gratuito peregrinare nei Teatri, indossando gli abiti di donne che fanno e faranno di tutto per non genuflettersi alla secolare e detestabile logica maschilista.
