FIRENZE. Sensuale e materna, battagliera e tenera, istigatrice disillusa, feroce, ironica, maledettamente colta, distrattamente bellissima, irresistibilmente sola. Sonia Bergamasco sfoggia tutto il suo teatro, con una delicata, sontuosa lezione di recitazione. Un’ora esatta di voci, suoni, armonie, passi, sguardi, sorrisi, risate, amarezze, saltabeccando al di qua e al di là di un’altalena posta al centro del palco del Teatro della Pergola, a Firenze (si replica stasera, mercoledì 21 gennaio, ore 19), vestita di bianco, scalza, anche con una rivoltella tra le mani, che usa con precisione, estratta da una borsa a tracolla, nella quale ripone il suo piccolo corredo per fuggire. Questa meravigliosa condizione solitaria, direttissima, invernale, notturna (scomodiamo, per la bisogna, l’impresa di Walter Bonatti e la sua ascesa alla parete nord del Cervino) gliela offre Ruggero Cappuccio, che le disegna addosso La Principessa di Lampedusa, una partitura di abiti che lei veste con premurosa disinvoltura. Anche i piedi ha belli, Sonia Bergamasco; lo scriviamo perché l’Ufficio Stampa, stavolta, i posti, ce li ha riservati nella fila B, a due passi da lei, nonostante in scena il suo pallone prossemico ci tenga debitamente a distanza, per poi sciogliersi e volatilizzarsi nel camerino, a rappresentazione finita, tra la sua gente, che vuole sorriderle a pochi centimetri di distanza, complimentarsi e condividere con il suo Nicola (un cane, il suo cane, di rara tenerezza) l’ennesima sontuosa prova di sapienza. Prodotto da Fondazione Campania del FestivalCampania Teatro Festival lo spettacolo è l’andirivieni emotivo di Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, la mamma di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che nella Sicilia bombardata del ’43 vive e rivive tutta la propria vita, che non è soltanto la sua, ma quella collettiva di un’intera generazione spazzata via dalla guerra. Chimicamente elegante, volitiva, curiosa e dotta, Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò fu la prima donna, in Sicilia, a indossare i pantaloni e questo non le condizionò, in alcun modo, la sua graditissima partecipazione alla vita mondana di una Palermo lussureggiante. Al suo fianco, come un tenero amante, il figlio Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore di quel capolavoro generazionale de Il Gattopardo. Però non concentratevi troppo sul personaggio, pur tenendo nella debita considerazione il suo spessore morale, civile, poetico e rivoluzionario, il dolore per la prematura scomparsa di alcuni familiari, quel senso di inadeguatezza che le percorse l’esistenza per tutta la vita, compreso il non aver potuto dare debito sfogo alla conoscenza, letterale, di tre lingue e alla sua confidenza con la musica e il pianoforte; la vita meravigliosa, controversa, combattuta, fuori da ogni contesto, compreso il suo tempo contemporaneo, è solo un meraviglioso pretesto scenografico e attoriale per far sì che il pubblico pagante, a fine serata, si trovi nella condizione ideale di essersi interfacciato con una donna che prima e dopo è una qualsiasi cittadina, proprio come Beatrice Mastrogiovanni Tasca, che la sorte volle far morire il 23 luglio 1946, cinquantuno giorni dopo la proclamazione della Repubblica, condizione questa che la spogliò del suo titolo nobiliare di Principessa, ma che durante è una cascata emotiva, una fonte ineasauribile di perversa tenerezza, una femmina semplicemente difficile per comunioni di qualsasi tenore. Così è Sonia Bergamasco, cittadina che si può incontrare in un qualsiasi supermercato, con il suo Nicola al guinzaglio, intenta a scegliere i prodotti migliori con i quali condividere, in serata, la cena con la sua famiglia, salvo poi riconoscerla, la sera successiva, sul palcoscenico di un qualsiasi Teatro dove porta in vita, in dolore e morte, con naturale invidiabile eleganza e con quel diaframma che l’avvicina, talvolta, a Ornella Vanoni, prima e dopo l’interpretazione di Argilla, un’altra donna, più o meno epica, nella quale, comunque, scorgere, rintracciare e risorgere un altro angolo della sua vita che, al di là di ogni regime che sovraneggerà alla sua dipartita, la consacrerà, per sempre, oltre ai vari titoli morali e civili guadagnati  e assegnatile lungo il cammino, Attrice.

Pin It