di Chiara Marini

GAVINANA (PT). La comicità toscana può essere garbata e ugualmente esilarante. A dimostrarcelo Paolo Hendel ieri sera a Gavinana presso il parco della Fondazione Turati, protagonista del suo ultimo recital, monologo con accompagnamento, a dire il vero molto random, del maestro Alessandro Bruno. Nell’ambito della manifestazione In-canti sotto la luna con la direzione artistica di Monica Menchi, ieri sera terzo appuntamento, dopo la musica e la poesia, con la prosa pungente di Hendel in una cornice di verde, di fresco e di stelle che già di per sé predisponeva al benessere. Hendel ci ha abituati alle sue vocine, ai suoi sorrisetti, ai suoi occhietti furbi, ammiccanti, con cui dissacra luoghi comuni, tradizioni, malattie, persino la morte (come dimenticare il meccanico Pippo del Ciclone)?
E ieri sera, tra una bottarella e l’altra al maestro nel timore costante che si fosse addormentato, il comico e attore toscano ha parlato di acciacchi dell’età, disagi di particolari visite mediche per soli uomini da una certa età in avanti; e poi di pubblicità surreali, di complottisti esasperati dalla voglia di negare tutto, ma anche di fake news, di donne sempre ai margini nonostante i tempi moderni, di migranti, di barconi, toccando tutto con ironia mai offensiva, con l’arguzia che lo contraddistingue e il tono da monello che abbiamo imparato a conoscere di lui. Il clou dello spettacolo ovviamente al momento dell’arrivo di Don Donald Pravettoni, figlio bastardo del Presidente degli Stati Uniti e fratellastro di Carcarlo, il famoso imprenditore di tanti successi televisivi. Si è presentato con ciuffo trumpesco fatto - ha specificato - di pelo di yak, e cravatta regimental, marchio di fabbrica dell’elegantissimo fratellastro Gags e battute a raffica per un’ora e mezzo, fino a parlare con allegria persino della vecchiaia e della morte, oggetto del suo ultimo libro La giovinezza è sopravvalutata. Il manifesto per una vecchiaia felice. Ha terminato con un bis speciale, recitando L’uccellino in chiesa, celeberrima poesia di Natale Polci, cavallo di battaglia anche di Paolo Poli, poesia che, nonostante sia ormai conosciuta praticamente da tutti, impossibile sottrarsi al divertimento ogni volta che si riascolta. Una serata piacevole per il pubblico non pagante, che come ogni esperienza di comicità intelligente ha lasciato un’eco di risate vere, come succede in una serata tra amici, ma anche un soffuso strascico di amarezza, per le tante tematiche meno amene toccate con leggerezza, ma comunque innegabilmente reali, del nostro tempo.
