FIRENZE. La stagione teatrale è alle porte. Il teatro della Pergola, uguale a se stesso da tempo immemore, non si emoziona più, alla vista di nessuno; su quel palco, di talenti e mostri sacri e qualche raccomandato (pochi, in verità e per fortuna), ne sono passati un esercito. Ieri sera, però, 13 ottobre, lo stabile fiorentino ha prestato la propria disponibilità scenica a Mediterri-amo, progetto artistico, a sfondo culturale, sociale, prima che umanitario, di Educate a child, dell’Unchr, a cui parte dell’incasso è stato devoluto. E si è rallegrato. In questa stagione infinita e, pensate, solo all’inizio, di sbarchi di ogni genere, c’è un dato di fatto incontrovertibile: il futuro. Che passa anche dagli sguardi dei più piccoli, che sono i bambini nati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

A loro, e al mare che per alcuni versi potrebbe dividerci, ma che in realtà ci tiene entrambi vivi sulle due sponde della vita, è stato dedicato, con amore e accoglienza, lo spettacolo di ieri sera, che si è avvalso del contributo artistico di un pacchetto di professionisti di tutto rispetto, ricordati in rigoroso ordine alfabetico: Alaa Arsheed, Eugenio Bennato, Ugo De Siervo, Izzedin Elzir, Stefano Fresi, Lino Guanciale, Enzo Moscato, l’Orchestra Almar’à, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Mario Primicerio, Alessandro Preziosi, Claudio Romano, Pasquale Scialò, Peppe Servillo, i Solis String Quartet, i Diplomati della Scuola per attori Orazio Costa e il pubblico, che si è calato negli umori del regista, Maurizio Scaparro, dividendo e condividendo con l’ideatore della serata le sue emozioni. Una carrellata di testimonianze, senza proclami, che hanno raccontato, dalle varie angolazioni di provenienza del Continente bistrattato, più che nero, la via del mare, quella che ha condotto, sta conducendo e probabilmente condurrà, senza soluzione di continuità, una parte del Mondo nell’altra. Cercando di tenere rigorosamente a bada la demagogia, caratteristica questa che puntualmente riduce le conversazioni e gli scontri a sterili classismi, inopportune separazioni manichee che dividono il tavolo degli accordi tra buoni e cattivi, destri e sinistri, vincitori e vinti. Il mare che dobbiamo proteggere, dalle coste africane, come da quelle europee, è probabilmente la risposta naturale e incontrovertibile che possiamo e dobbiamo dare al senso di disagio che sta attraversando l’umanità in questo periodo geologico del quale non siamo ancora riusciti, noi protagonisti, a soppesarne l’effetto. Il mare, probabilmente, ci aiuterà a formulare le risposte.

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