di Alagia Scardigli

PRATO. Al museo pratese Luigi Pecci, fino al 28 gennaio 2018, potrete addentrarvi dentro l’albero della vita del genere umano, un albero metaforico e reale che vi farà percorrere la nostra storia da quando l’uomo ha iniziato a creare arte scolpendo una linea su una roccia, dentro una caverna, arrivando poi all’apice della nostra ambizione: andare sulla Luna. Attraverso opere d’arte, tra cui molte di artisti conterranei, la mostra Dalla caverna alla Luna traccia il percorso evolutivo dell’uomo scienziato e dell’uomo artista. Arrivare sulla Luna ha significato molto per la ricerca scientifica, ma anche per il pensiero e dunque per l’arte, perché non ci può essere creatività senza osservazione della Natura, e questo percorso espositivo ne è la dimostrazione.

Si inizia, ovviamente, con una boa gigante: per alcuni potrebbe essere l’arca di Noè, chi non crede la vede semplicemente come l’inizio di un’avventura, quella del genere umano che scopre il mondo intero attraverso il suo ingegno. E, ben presto, antichità e modernità, preistoria e anni ’90, si mixano in una strada bianca: tocca a noi mettere nero su bianco, trarre le conclusioni. E lo faremo davanti a uno specchio che riflette come Madre Natura ci ha fatti, ma lasciando a noi immaginare chi ci sia dall’altro lato dello specchio. Entrare dentro l’Albero significa entrare dentro i suoi cerchi, dentro i suoi anni, dentro la sua storia. Uscirne significa essere giunti fino al 2017. Gli utensili nel tempo cambiano. Dagli alberi nascono i giornali, da figure concentriche nascono stelle, dai tagli nasce Attesa e da questo cammino si può giungere solo a luoghi misteriosi e senza titoli, senza spiegazioni. E questo va fatto, a volte, senza scarpe, perché una determinata esperienza può essere illuminante solo se la si compie come il primo uomo sulla terra provò: scalzo. Si evolvono le specie più intelligenti. Le specie più intelligenti sono quelle che meglio si adattano all’ambiente. Chi si adatta all’ambiente deve necessariamente compiere una metamorfosi: come quella delle mosche, degli scarafaggi, della corteccia che diventa carta. Adattamento o morte e rinascita? È grazie alla metamorfosi adattiva che siamo arrivati a progetti architettonici utopistici, a missioni subacquee, al traffico per strada, al Word Trade Center. L’umano preistorico, l’umano pittore, l’umano architetto, l’umano astronauta. Se non siete ancora riusciti ad immaginarlo, andatelo a vedere di persona. Comporrete, così, il puzzle mancante dell’evoluzione: l’umano spettatore della sua stessa storia.

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