di Virginia Longo

LECCE. Come la Pasqua e il Natale, c’è un evento mondano che colora Lecce ogni anno e gli regala un tocco di glamour. Il Festival del Cinema Europeo anche quest’anno arriva con il suo carico di film. C’è la sezione dedicata ai cortometraggi, ai film europei, al Premio Mario Verdone, al concorso Ulivo d’Oro e ovviamente la sezione dedicata ai protagonisti del cinema italiano ed internazionale. Quest’anno il piatto è particolarmente ricco. Partenza sprint, lunedì 3 aprile, con Carlo Croccolo, volto celebre in tanti film di Totò, che riceve l’Ulivo d’Oro alla carriera. In serata è stato proiettato il film di Corbucci Chi si ferma è perduto, restaurato dalla Cineteca di Bologna. Martedì 4 aprile invece è arrivato Valerio Mastandrea, tutto arruffato e con le stesse polacchine scamosciate ai piedi con cui incede in tanti suoi film. Alcuni suoi ruoli ci hanno emozionato tanto, altri ci hanno fatto piegare dalle risate. L’attore romano è uno di quegli attori che non può lasciarti indifferente, non è il classico bellone ma ha quel fascino tutto intellettuale e malinconico che pochi attori italiani trasmettono.

Ha lavorato con il fiore all’occhiello della regia italiana, da Nanni Moretti a Paolo Virzì, da Davide Ferrario a Marco Bellocchio. Quest’ultimo a Cannes ha affermato: “L’ho scelto per il film Fai bei sogni per la tristezza che esprime quando fa ridere. Scusami Valè, volevo dire malinconia”. A maggio uscirà il suo primo film da regista e si cercano indizi su trama e cast. “Non voglio anticipare nulla – dice Valeria Mastandrea dalla sala stampa dell’Hotel Risorgimento – vi dico solo che la protagonista è una ragazza di 30 anni e che ci sono delle similitudini con il mio cortometraggio che parla di morti bianche. È stato girato vicino Roma  e vi posso assicurare che mi è costato un grande coraggio". Qual è il ruolo che le ha scosso l’anima in senso positivo? "Credo che rimarrò sempre legato al personaggio di Stefano Nardini nel film Non pensarci. Ho anche coniato il termine nardinata quando faccio qualcosa di sconclusionato”. Come ha vissuto la mancata vittoria ai David del film Fiore? “In realtà, dopo la sconfitta colossale del film prodotto da me lo scorso anno Non essere cattivo, credo che si possa affrontare qualsiasi cosa. In realtà sono stato molto felice della vittoria di Stefano Accorsi, se l’è molto meritato il premio come miglior attore protagonista. Sono stato felice di aver vinto come miglior attore non protagonista, anche se non si dovrebbe competere nella stessa categoria con gente che fa cinema da trent’anni come Roberto De Francesco e Massimiliano Rossi. Loro hanno fatto davvero un lavoro eccellente". Cosa pensi del cinema italiano attuale? "Da quando produco anche dei film cerco sceneggiatori non corrotti, volenterosi e con un minimo di esperienza. Cerco di coinvolgere ragazzi a cui piace scrivere, anche di 25 anni. La fase della scrittura è il fondamento di un film. In America si lavora tipo catena di montaggio; ci sono gli sceneggiatori che fanno solo quello, che scrivono il film in poche pagine. In seguito lo script viene elaborato da altre figure professionali. Una volta Nanni Moretti organizzò un concorso per scrittori di soggetti e vennero fuori idee interessanti. Si dovrebbero organizzare più concorsi del genere". Le piacerebbe lavorare per qualche regista americano? "Posto che io non ho affatto le physique du role per quel tipo di cinema, adesso vi racconto questo aneddoto che racchiude tutta la mia propensione per quel mondo. Io amo molto Spike Lee; credo che il suo Fa’ la cosa giusta abbia cambiato la mia prospettiva di vita e mi abbia spinto a fare questo lavoro. Vado a fare un provino per il suo film, lui a un certo punto mi chiede di leggere una parte e io la faccio a modo mio. Poi lui mi consiglia di essere più aggressivo e rabbioso ma io la rabbia la esprimo all’interno, non esplodo, è il mio modo di recitare. Alla fine il film l’ha fatto Pierfrancesco Favino, che lui invece è di una bravura eccezionale e riesce a interpretare qualsiasi ruolo. Poi ho fatto Nine, ma non potrei davvero mai lavorare con gli americani. Daniel Day Lewis mi chiese se avessi già fatto film americani perché gli ero sembrato convincente col mio inglese. Probabilmente quel giorno voleva prendermi in giro". A fine incontro si allontana con la compagna e i suoi occhiali tondi dalla montatura importante. La sera arriva al Multisala Massimo per incontrare sul palco la giornalista Laura Delli Colli, prima della proiezione del film di Bellocchio Fai bei sogni. Ritorna sui David di Donatello, esprime il suo dispiacere per la mancata vittoria di film come Fiore o degli attori del film Indivisibili. Domani, 7 aprile, approderà a Lecce anche Isabella Ferrari, sua compagna nel film Amatemi. "Ora come ora non potrei più fare un film del genere – ammette Mastandrea - all’epoca c’erano le condizioni per farlo. Oggi che sono padre e sono molto cambiato interiormente, non riuscirei più nell’impresa". Proclama ancora una volta il suo amore per la commedia, quella di Virzì per esempio. "Paolo ha un senso dello stare sul set – dice ancora e conclude – che a me piace molto. Mi diverto a lavorare con lui". Prima che il film liberamente ispirato al romanzo di Massimo Gramellini Fai bei sogni inizi, Valerio indossa la maglietta No Tap per gli ultimi scatti per la stampa e dimostra tutto il suo appoggio verso le manifestazioni in atto in questi giorni contro la realizzazione del gasdotto sottomarino previsto sulle rive adriatiche di San Foca, marina di Melendugno, paese a pochi chilometri da Lecce, che distruggerebbe fauna e flora locale. Bello, buono e bravo, questo Mastandrea.

 

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