
PISTOIA. Iniziano ad assumere una loro precisa e indefinibile fisionomia i Giovedì a Lo Spazio, in via dell’Ospizio, a Pistoia. Una libreria era e una libreria ha tutto il sapore di continuare a essere, quella di Mauro Pompei, ma con il trascorrere dei Giovedì, per un meccanismo plausibilissimo, che è quello dell’orgoglio dell’appartenenza, il salone che ospita gli artisti e aspiranti tali diventa puntualmente un’altra cosa, che è esattamente un po’ di tutti quelli che ci passano. E non perché le foto di Mariangela Della Notte siano ancora lì, appese, o perché sul pavimento si possano ancora trovare schegge di vetro di un Grappolo della Sarteanesi, o perché durante le vivande si parli di Sara Quiriconi o del Gatto Mèzzo.
Tutti quelli che ci sono passati e, ovviamente, tutti quelli che ci passeranno, sanno perfettamente, per la legge tacita e non scritta dello Spazio, che occorre lasciare in pegno qualcosa di nostro, nel salone, prima di andare via, altrimenti, l’esperimento non può riuscire. Quale esperimento? Non lo sappiamo, ma qualcosa verrà fuori, ne siamo certi. Stasera, giovedì 2 marzo, a portare in comunione la loro voglia di fare banchetto e ad aggiungere un altro dato, certamente mancante, per l’alchimia di cui sopra, sono stati Lorenzo Cipriani, Tommaso e Simone Allegri, cugini, e non fratelli, questi ultimi, che sono artisticamente definiti sotto l’insegna Brooklyn Historican Society, nome del quale hanno anche dato spiegazione, ma per farvelo capire dovremmo dire e scrivere un sacco di cose che non servono, dunque accontentatevi del nome. La loro musica non ci piace, ma questo non vuol dire assolutamente nulla e non tanto perché non è importante il nostro giudizio, quanto perché non è affatto importante nell’ottica dei Giovedì a Lo Spazio. Anche se avesse suonato Lee Ritenour sarebbe stata la stessa identica cosa. Il Giovedì dello Spazio non si inserisce in un contesto settimanale, non fa parte di alcun progetto e soprattutto non è uno dei tanti figli illegittimi della sontuosa nomina a capitale della Cultura di cui Pistoia può fregiarsi. Il Giovedì dello Spazio è l’angolo di Mauro Pompei, il titolare, al quale siamo legati da un profondo e disincantato senso di amicizia, che sventoliamo ai quattro venti con l'ostentata felicità di poterlo fare. È una sua costola, una sua creazione e con il passare del tempo gli somiglia maledettamente: sono Giovedì senza logica alcuna, senza un filo conduttore, se non quello di dare un senso, intimo, dunque politico, al tempo che ci scorre tra le mani e che senza questi Giovedì, pur passando con la stessa inesorabile e supersonica velocità, lascerebbe meno tracce, meno punti di riferimento; avrebbe meno senso. Sì, i Giovedì dello Spazio sono un appuntamento con la coscienza, quella di tutti quelli che ci si fermano un po’, in libreria. Fuorché nani e ballerine, allo Spazio, si può incontrare davvero chiunque: santi, navigatori, poeti, filosofi, intellettuali, musicisti, maghi, scrittori, sognatori, belle gnocche (e questo è un dato che solleva inesorabilmente e obbligatoriamente l’asticella), soggetti con spiccate diverse abilità, disabilità in cerca di soggetti e dimora, confessori, peccatori, redentori: è una zona promiscua, falsamente ibrida, dove il calore e la compagnia dei libri generano una dimensione familiare per ognuno che la popoli. È la casa di Mauro e lui è sempre lì, con i suoi svenimenti alle porte e con una vita, meravigliosamente complicata, ancora tutta da decifrare. Siamo propensi a ipotizzare, anche con un briciolo di motivato ottimismo, che il suo naturale e contagioso, ma onlus, ottimismo, abbia il potere di produrre, nel tempo qualcosa di meraviglioso: l’esperimento di cui parlavamo, forse, è questo. Ma Mauro non lo sa. E non lo saprà mai, speriamo. Giovedì prossimo, sotto i riflettori del saloncino, disposto, scaramanticamente, forse, al contrario di quanto succedesse prima, ci sarà pro prio lui, Mauro Pompei, che si racconterà. Ci siamo presi la briga di suggerirgli il titolo, della serata: perché io so' io e voi nun siete un cazzo. Dubitiamo ne faccia tesoro.
