
PISTOIA. Era solo certa, da bambina, che non avrebbe fatto decidere agli altri il proprio tempo, lo scandire dei suoi ritmi e che non si sarebbe mai sposata secondo la canonicità del matrimonio: con l’abito bianco, in una Chiesa affollata e lei, principessa, che sfila tra due ali di folla. Ma non pensava, in modo ossessivo e compulsivo, che da grande avrebbe poi fatto la fotografa. E invece. Mariangela Della Notte, che espone alcuni dei suoi scatti, anzi, autoscatti, fino al prossimo 12 marzo nei due saloni della libreria Lo Spazio, in via dell’Ospizio, a Pistoia, la fotografa la fa di professione, da poco più di due anni. È arrivata a questa invidiabile posizione artistica saltellando, faticosamente ma ostinatamente, lungo le isole dell’esistenze, trampolini e trabocchetti disseminati lungo il percorso di ognuno di noi, il suo compreso, ovviamente.
Ha studiato pedagogia, psicologia, poi grafica pubblicitaria e lì, qualcuno, oltre a notare la sua giunonica bellezza, si è anche dovuto arrendere, con un pizzico di dispiacere (le donne soltanto belle sono più facili da gestire) alla sua creatività. La mostra, che si intitola Solo e che la dice lunga sulla lungimiranza dell'artista, nella sala promiscua di Mauro Pompei (è proprio la sua promiscuità che mi ha suggerito di accettare l’invito: all’estero, l’arte, si confonde sistematicamente con tutto il resto) è una sequenza di autoscatti che la immortalano in cucina, con le sue beghe e intimità quotidiane, familiari. "Perché io e non altre a rappresentare le mie idee? Perché io so meglio di chiunque altro cosa voglia esattamente dire e comunicare in quel momento". Che il mondo della pubblicità l’abbia assorbita parecchio, si capisce subito, entrando nella sala più grande e osservando la prima foto che è di strada. Il dettaglio, sull’immagine mastodontica, è predominante, così come sugli altri scatti in sequenza; potete tranquillamente osservarli senza seguire alcuna logica, o percorrendo la sala in senso orario e/o antiorario: il risultato sarà lo stesso. I fiori ricevuti per San Valentino insanguinati dalla distrazione dei restanti 363 giorni dell’anno; un moccolo che avrebbe bisogno di essere tamponato, ma che non guasta come corollario al venereo strabismo della protagonista; il tubo per le bolle di sapone utilizzato con quello per lavare i piatti; il viso slavato dalla farina (?), dal latte (?), dalla vernice (?), con le quali Mariangela ha adempiuto a una delle tante attività domestiche di una donna/madre/moglie. L’arte insomma non ha bisogno di location per esprimersi: occorrono idee, geniali, per trasformare luoghi di ordinaria ripetitività in set di design, oggetti di ininfluente uso e dominio in particolari suggestivi. Certo, la bellezza, la bellezza di Mariangela si impone senza veli agli occhi dello spettatore. "Sì, certo, la bellezza aiuta, come un buon profumo, del resto: dopo però occorre muoversi e far vedere se abbiamo qualcosa di dire, da aggiungere: credo di avere voce in capitolo a poterlo fare. Sogno di diventare ufficialmente una delle fotografe più importanti d'Italia: me lo posso permettere di aspirare a questo tragurdo; posso farcela". La brochure, a disposizione dei visitatori, tenta di spiegare il senso della rappresentazione, ma non occorre essere critici, anzi, meglio non esserlo, per lasciarsi contaminare da quello che l’animo-spettatore decide di prendere e tenere con sé, anche fuori dallo Spazio. "Vado avanti, continuo. Io, il mio compagno (è un cardiologo n.d.r.) e nostra figlia Agnese (due anni e mezzo n.d.r.) facciamo parte, ognuno con le proprie energie, di uno spazio che insieme ne generano altri: è l’energia la cosa alla quale non posso rinunciare ed è la stessa materia che mi stanca, prosciuga e mi concede il lusso di risorgere, ogni volta, per ricominciare. La famiglia forse si ingrandirà: non lo so e non lo voglio sapere: sono sempre pronta, a tutto". Un videomaker di passaggio dalla sala da the potrebbe essere attratto dal desiderio (a noi è venuto, ma non abbiamo i mezzi per esaudirlo) di mettere in movimento gli scatti di Mariangela, animando casomai la ripresa sulle note dei Massive Attack, per esempio, o di Mozart: il risultato potrebbe essere esattamente lo stesso; dipende cosa si voglia far vedere, dipende cosa si è disposti a capire.
