PISA. Solo il bandleader, Danny Bronzini, la chitarra più giovane di Lorenzo Cherubini, è di casa. Gli altri tre, colleghi e amici – scusate, amici e colleghi, di vecchia data – vivono non distanti: Riccardo Onori, lo special guest della serata al Lumière a Pisa, chitarrista storico di Jovanotti, è pratese; Filippo Guerrieri, alle tastiere, un concentrato di passione e informatica, è di Lucca e la batteria, Enrico Cecconi, allievo adolescente, trentacinque anni fa, di Ginger Beker, è pistoiese, anzi, fornacino, a essere pignoli. E ieri sera, a due passi dall’Arno poco prima di piazza dei Cavalieri, in una sala una volta cult cinematografico, il quartetto si è messo all’anima di scatenare un piacevolissimo girone infernale inanellando, in sincronica successione, pezzi di pregiato livello e valore musicale.

Le due chitarre, che convivono ormai da più di un anno sui palcoscenici italiani al seguito di Jovanotti, vestiti secondo il gusto della linea di moda Riccardo Onori e non con abiti spaziali come l’Italia li segue in tournée, si sono messi d’accordo e hanno deciso di divertirsi e divertire proprio come nelle migliori occasioni, dando vita al meglio che il funky e il R&B abbiano scritto nel tempo. L’operazione incanto, scaturita dalla velocissima maturazione del giovane chitarrista indigeno che ha cinguettato, in varie occasioni, con il veterano collega di strumento che vanta collaborazioni epocali, da Metheny a Bollani (può bastare, no?) è stata facilitata dal resto della compagnia, con Enrico Cecconi puntualmente presente e praticamente onnivoro a qualsiasi genere sonoro e Filippo Guerrieri alle prese con i propri esperimenti chimicomusicali, boccette trasparenti di sound che partoriscono effetti sonori straordinari. Ci fermiamo qui, con gli affratellamenti umorali, le divagazioni teoretiche, gli accostamenti onirici e sbeffeggiamo tutti quelli che, almeno il pubblico pisano, invece di uscire di casa per gustarsi un paio d’ore di funky genuino, si sono incartapecoriti in casa, davanti alla tivvù, a seguire, con il cellulare alla mano per commentare in diretta la successione ligure, le gesta, fatiscenti, del Festival della canzone italiana, un mesto, commovente tributo ad un’arte in via d’estinzione tenuta artificialmente in vita da personaggi mediocri, più che umili e dalla solita carrellata di improbabili gnoccone che si contendono, scendendo la scalinata dell’Ariston, il primato di chi riesce, con lo spacco sulla gonna, ad avvicinarsi di più alle tube di Falloppio. Riprendetevi un po’ la vita, dateci retta: uscite di casa e cercatela la musica, il teatro, le mostre; fatelo lasciando le vostre automobili il più possibile distante dai luoghi di destinazione, almeno, prima e dopo, fate due passi e parlate con chi ha deciso di farvi compagnia, di quello che state andando ad assistere e quello che siete andati ad ascoltare, vedere, ballare. È bello, fa bene alla salute, secerne le tossine del buonumore, facilita la digestione, vi mette nella condizione di poter incontrare qualcuno di piacevole, che su facebook casomai non siete ancora riusciti a scovare e che non troverete mai, perché è una di quelle perosne che l'amicizia la offre solo a chi sa guardarla negli occhi.

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