
Ha preferito e deciso non aggiungere macerie, sangue e dolore a quanto già fatto dal terremoto, Francesca Nobile. Però, muta e inerme, ha anche voluto fare qualcosa per la sua Amatrice, raccogliendo le testimonianze del primo cittadino, Sergio Pirozzi, al quale è legata da profonda e vera amicizia, e rilegarle in un modesto e prezioso libercolo: #AmalAmatriceAmala! A che serve, a cosa può servire? Francesca Nobile non è una giornalista, né aspira a diventarlo; non è nemmeno una scrittrice e non pensa di poter ambire a quella carriera. Francesca Nobile è una donna terribilmente impegnata: i figli, il marito, la casa, la memoria e i sogni, il passato e il futuro e un impego, all’Inps, che difende con serietà, professionalità e devozione.
Ma è anche, anzi, soprattutto, una donna di Amatrice e dopo il terremoto che ha fatto tremare la sua terra inghiottendone gente e cose che ci abitavano, la sua vita, come quella di tutti i suoi concittadini, è inesorabilmente cambiata. In meglio, però. E non è un paradosso, perché il dolore, spesso, si trasforma in energia e Francesca è riuscita a fare tesoro di questa piccola magia. La raccolta delle testimonianze, disordinate, disallineate, scritte con la pancia, le orecchie e il cuore, dell’amico-sindaco Sergio Pirozzi, trascritte con la cura e l’energia di chi è sopravvissuto, da interviste televisive e radiofoniche a caldo, con la morte, la polvere e la paura in primo piano, più che in sottofondo, interventi parlamentari, fili-diretti con le Istituzioni, piattaforme sociali, confidenze a riflettori spenti, non sono e non saranno materiale per la prossima campagna elettorale: servono a Francesca - che da appassionata pittrice ha anche voluto impreziosirle con tre suoi disegni, simboli, anch’essi, del diritto a continuare -, alla sua voglia di resuscitare da quel dolore e servono a tutti gli abitanti di Amatrice, sindaco compreso. Per mettere in piedi questo prezioso mosaico, Francesca si è dovuta divincolare, con l’energia e il sorriso che la distinguono, tra le mille occupazioni quotidiane; ma è riuscita nel proprio intento e proprio in questi giorni il suo diario di bordo della rinascita ha visto la luce. E ha già dato i suoi frutti, perché i soldi raccolti tra tutti quelli che hanno avuto la fortuna di imbattersi nella sua voglia di sopravvivere, pensando sorridendo al futuro e non piangendo ricordando il passato, sono già stati destinati a due famiglie di Amatrice, direttamente. A consegnare ai naturali destinatari la cifra, modesta, ma che apre un solco speriamo contagioso e colmabile tra le macerie e la ricostruzione, raccolta nella Conca della Solidarietà, un vaso in ferro battuto, simbolo di Amatrice e di chi ha avuto la fortuna di rimanere vivo, è stato il parroco di Amatrice, don Savino D’Amelio, che ha diviso e condiviso con Francesca e Sergio la forza di questa resurrezione, laica, badate bene, ma che non può non confidare nel supporto che le Istituzioni dovranno garantire. Perché per ricostruire Amatrice non basta la caparbietà del sindaco Sergio Pirozzi, né la spontanea disponibilità alla rinascita di Francesca Nobile, e nemmeno la generosità di tutti quelli che hanno contribuito e che contribuiranno, con le loro donazioni, a proseguire il cammino della ricostruzione. Occorre che lo Stato trasformi le promesse in fatti, i proclami in garanzie. Solo così, il dolore di Francesca Nobile potrà davvero trasformarsi nell’energia di tutta Amatrice, quella che un terremoto avrebbe voluto cancellare, senza riuscirci.
