MONTECATINI (PT). E’ una macchina da soldi, Neri Parenti. I produttori, i botteghini e il suo articolato e nutrito entourage, ogni volta che il 66enne dottore fiorentino in scienze politiche ordina il ciack, si fregano le mani. Eccezion fatta che per la sua non supportata a dovere e con coraggio rivisitazione di Amici miei, con tutte le altre pellicole, quarantacinque, se non sbagliamo, ha fatto puntualmente il botto. Record su record di incassi. E’ la storia dei cine-panettoni, quelli che la critica nemmeno prende in considerazione, ma amati dal pubblico, che è così poco informato e pigro nel farlo e che se ne fotte di introspezione, che quando esce un suo film, un Natale qualsiasi da qualche parte, con comici navigati e qualche femmina da sogni adolescenziali, corre al cinema.
L’abbiamo incontrato ieri sera, a Montecatini, dove ha ricevuto un premio alla carriera, all’inaugurazione della nuova edizione della rassegna dei cortometraggi. Con lui, a ricevere questa strana pergamena, anche la signora Placido, Federica Vincenti, giovanissima leccese (di Scorrano, per l’esattezza) che dopo aver convinto la drammaturgia cinematografica e teatrale e indotto Raffaella Carrà a prenderla nel proprio staff, ha tentato la carta della produzione. "A Kim Ki Duk preferisco i fratelli Vanzina – dice ridendo, ma parla seriamente, il regista a cui Paolo Villaggio ha ceduto lo scettro della regìa per i suoi Fantozzi -: la cinematografia asiatica non la capisco, mi stanca e poi, gli attori, non esprimono nulla: sono asettici, sono un dettaglio”. Dopo un film all’anno, quest’inverno, Natale sarete costretti a trascorrerlo a casa, perché Neri Parenti, di cine-panettoni, quest’anno, non ne farà. "Non sono stanco, né demotivato: ho solo avuto degli impegni personali che non mi hanno consentito di tuffarmi a corpo morto in una nuova esperienza cinematografica. E non crediate che sia pentito: se potessi riavvolgere la pellicola della mia vita, la srotolerei ancora nello stesso identico modo. Faccio film popolari, ma li faccio seriamente e anche se sono perfettamente consapevole della loro inconsistenza morale, umorale e intellettuale, non sono affatto pentito: il mio cinema è distrazione, intrattenimento, passatempo il più piacevole possibile. E poi, con questi cine-panettoni, ho fatto un sacco di soldi”. Gli proviamo a chiedere quale sia, tra i suoi delfini, quello che lo abbia convinto più degli altri. "Certo che lo so, ma non ve lo direi per nessuna cosa al mondo: sono domande indelicate, alle quali non posso rispondere". Allora proviamo a chiedergli se ci fornisce il nome del peggiore: "Vabbè, ciao".
