di Libero Scoccimarra

MONTECATINI (PT). Sono proprio strani questi delle Strenne di Baal: sembrano aver perso la bussola e il tempo. Non conoscendoli, ci verrebbe da dire che non si siano resi conto in quale secolo viviamo. Accolti nelle suggestive Tamerici, in questa notte di burrasca, ci hanno tesserati tutti, ci hanno detto che non vogliono esser soli in questa avventura. Dicono di cercare soci. Altri imprenditori culturali che con loro vivano sia le emozioni del Teatro d'Arte, che le responsabilità economiche e di fallimento di questa assurda impresa. Non sono normali, perché sembrano veramente in pochi a pensarla così. E si danno un gran da fare la coppia di attori e autori, Luca Privitera e Elena Ferretti, compagnia underground conosciuta su tutto il territorio nazionale per il loro progetti di denuncia con il nome di Ultimo Teatro Produzioni Incivili. Seguendo la falsa riga della celebre canzone di Vianello, ci dicono sorridendo: se prima eravamo in due a ballare l'alligalli, adesso siano in quaranta a ballare l'alligalli! Ed è solo l'inizio!

 

Mancano ancora quattro incontri alla fine della loro micro rassegna di arte e società diffusa dal titolo Sconfinamenti, con altri tre spettacoli e il documentario che stanno girando Istorie De' Le genti che sembra prender forma dagli abitanti di questa sognante Montecatini. Dopo averci schedato tutti, una quarantina di persone di varie età – dai bambini, ai più maturi come noi – ci hanno fatto attendere sotto il loggiato, sulla meravigliosa pavimentazione del Chini, tra lo scroscio dell'acqua, le statue, le siepi, le fontanelle dismesse, in questo luogo incantato che sembra essere rimasto fermo al '900. Forse, questa sera, torneremo indietro nei secoli, torneremo a quei giorni, quando il giardino e l'intero complesso liberty erano popolati da personaggi importanti: artisti, musica, mostre, teatro. Ecco: il teatro. Quel luogo di unione e scambio, dove tutti possono raccontare e raccontarsi, senza dinieghi, senza paure, con la consapevolezza che le maschere siano solo uno dei tanti mezzi per conoscere le sfumature della vita e dell'umanità e non una semplice finzione. Entrati in questa grande sala, illuminata dalle sole candele, ci sono delle donne in scena ad attenderci: sembrano raccolte in un atmosfera di intimità, di fronte al grande camino, come se fossero in veglia, le famose veglie che hanno reso celebri le notti toscane. Solo la luce fioca delle fiammelle ci indica la strada per trovare i nostri posti a sedere e dar pace, finalmente, alla nostra curiosità di spettatori. In questa notte piovosa, le straordinarie e straordinari interpreti dei Teatro Cantiere ci hanno trasportato in un mondo di fiabe antiche. No, non ce le hanno raccontate: in verità, la parola – nel senso convenzionale – non fa parte del loro modo di lavorare. Ce le hanno mostrate, le hanno fatte rivivere di fronte ai nostri occhi attraverso un susseguirsi continuo di cambi scenici, canti, danze, immagini, veri e propri quadri viventi, reali, tangibili, presenti. Quasi impossibile descriverne la drammaturgia, neanche per noi esperti osservatori. È un teatro animale, quello di questa particolarissima formazione che attinge il proprio bagaglio narrativo dalla trasformazione alchemica, da una vera e propria palestra dell'attore che ci ricorda i più lontani Grotowsky, Odin Teatret, Antonin Artaud. Un vero e proprio teatro primordiale, un teatro della crudeltà, dove la forza bestiale si mischia alla maternità, agli abbracci, al dono, a questi scoppi improvvisi di emozionalità e ritmo. Proprio bravi queste giovani attrici e attori, degni dei Fratelli Grimm, Edgar Allan Poe, e perché no, di quel racconto popolare, tanto violento quanto sospeso, in questa aura rinascimentale, con noi, chiusi in una sorta di quadratura a vivere un processo creativo che ci ha liberato dal famigerato e più disneyano vissero tutti felici e contenti. Quale miglior finale se non citare Santa Barbara, le terme stesse, la magia, l'esoterismo e il mistero che permea alcuni luoghi di questa città. Uno spettacolo che ci ha messo nelle condizioni di non capire se quello che stava avvenendo era un sogno o la semplice realtà. Visto il nostro ruolo di cronisti, vi invito a seguirli – unendovi nell'impresa https://sconfinamentiblog.wordpress.com –, sempre alle Temerici, il 16 ottobre, con L'Albero della Felicità, di Giacomo Verde; alle Terme Excelsior, il 12 novembre, con Io Muoio e Tu Mangi, dei Quotidiana Com, il 26 novembre con Sogni e Resistenza, di Annet Henneman di Teatro di Nascosto e nel gran finale del 4 dicembre alla Parrocchia di S. Francesco, dove oltre a festeggiare la Santa Patrona di questa città si potrà vedere il documentario di questo loro breve, ma intenso, percorso.

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