FIRENZE. Si esibiscono anche sui palcoscenici, non crediate, ma quando possono – e oggi si è potuto, con una mattinata estiva oltre ogni più rosea previsione atmosferica – adorano essere artisti di strada, a tutto tondo. L’occorrente, del resto, a Marco Zaninello, livornese e Luca Leone, pratese, (insieme formano i Bucket Butchers e i loro Cd li potete comprare, a offerta, quando finiscono di sudare) costa trenta euro scarsi e fa parte dei nostri abituali rifiuti: un grande contenitore di plastica uso principalmente per la spazzatura, qualche fustone dei colori, un po’ di coperchi da pentola e altre casse, che potete tranquillamente trovare, abbandonate, accanto ai cassonetti dell’immondizia. Il resto, due bacchette ciascuno e un senso del ritmo che sfugge a qualsiasi controllo, ce lo mettono loro, ovunque si trovino. Non sono degli impudenti; chiedono permessi, li ottengono e sono animati e armati, credeteci, di grande buon senso.

 

Poi, però, quando iniziano a duettare, scordatevi tutto quello che vi abbiamo inutilmente scritto fino a ora e lasciatevi trasportare sul tempo, quello che avete l’impressione vi stia scappando da sotto le mani, ma che in realtà non passa mai. Oggi erano in piazza della Repubblica, a Firenze, tra un nugolo di turisti riconoscibili da inconfondibili tratti somatici troppo distanti dalla nostra abitudine, per non capire che si trattasse di forestieri. E poi, si sa, noi, a vedere le meraviglie lasciateci in dono dai nostri antenati, non ci andiamo mai, figuriamoci con una giornata del genere. Sono circa le dodici; qualcuno già avverte i languori dell’appetito, altri scorgono la location ideale per un aperitivo, molti si trastullano, tutti ovviamente muniti di telefonini, ultima generazione, ci mancherebbe altro! I due artisti, clienti affezionati di Luigi Tronci e della sua cantina Ufip, molto probabilmente, sono accovacciati nel bel mezo della piazza e da più di un quarto d’ora danno vita ad un set strumentale di rara precisione, bellezza, armonia. Qualcuno li fotografa come cimeli toscani, altri guardando nervosamente l’orologio perché si è fatto tardi, iniziano comunque a ciondolare il capo: il ritmo è esemplare, non si può non seguire, per come si possa, il tempo. Che è quello che siamo convinti che ci stia scappando sotto le mani, senza invece accorgerci che si è fermato. Da tempo.

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