PISTOIA. La terra non trema più, pare, da quelle parti. La musica, però, soprattutto da allora, ha deciso di vibrare a più non posso: urgono soldi, coraggio, solidarietà. Tutto questo, quelli di Santomato, ne hanno in abbondanza: si sono messi le mani nelle tasche e hanno iniziato a raccogliere tutto ciò che possa servire alla gente di Amatrice e delle zone distrutte dal terremoto. Ieri sera, ad aggiungersi alla lunga lista dei volontari, ci si è messo anche Alberto Fortis, che ha approfittato della due giorni di Firenze del Campus della Musica che lo vedrà impegnato oggi e domani per unirsi al coro dei solidali di Santomato e portare, così, la sua testimonianza. Catena umana e provvidenziale, quella di Santomato, che si è accesa appena ha potuto; lo ha fatto lo scorso fine settimana, invitando oltre cento artisti a suonare per suonare, cantare per cantare, esserci per esserci, allestendo, senza prove e sena rete, una maratona musicale a sostegno delle zone colpite dall’ultimo imprevisto, ma non imprevedibile, sisma, che ha messo in ginocchio, a pregare su lapidi costruite in fretta e furia, una parte consistente della provincia reatina.

 

Certo, anche se fosse stato per una qualsiasi altra meno nobile circostanza, il salone del Santomato live sarebbe stato pieno nello stesso identico modo: Settembre, Milano e Vincenzo, A voi romani, La sedia di lillà e L’amicizia - brano con il quale ha chiuso, e non poteva essere diversamente, visto il tema, il suo piccolo concerto -, appartengono alla memoria collettiva di quei favolosi, ma anche un po’ troppo accoglienti, anni ’80, che sono quelli che catapultano l’ostinato Alberto Fortis – e una miriade di comparse decisamente sopravvalutate - nel mondo della musica. Nel magico decennio 1980-90 Alberto Fortis è uno fra i cantautori emergenti di maggior spessore: è un buon polistrumentista, nei suoi testi amore e cuore non fanno quasi mai rima, sentimentalmente è legata a Rossana Casale, voce meravigliosa che si è persa non sappiamo in quale meandro e sfoggia un aspetto perfettamente intonato con l’epoca, una pacata irriverenza, anche estetica, che strega migliaia di adolescenti, quelle che ieri sera, con i figli al seguito, qualche ruga in più e tutta la nostalgia nel cuore, non se lo sarebbero mai perso. Il tempo, al cantastorie valdossolano, invece, è passato diversamente: i capelli sono meno lunghi di prima; la riga in mezzo però è quelli di allora e nell’aspetto, ora che ha superato, brillantemente, i sessanta, ricorda, come un modellino di cartapesta, uno dei brutali ragazzi di Arancia meccanica. Ma al di là di ogni ragionevole somiglianza, Alberto Fortis, che sta lentamente risalendo la china dell’olimpo dello starsystem che lo ha improvvisamente abbandonato, ieri sera ha dato il suo impagabile contributo alla nobiltà di una causa che anche il maledetto Vincenzo, troppo stupido per vivere, sottoscriverebbe.

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