di Barbara Ceccatelli

PRATO. “Credo che il Teatro abbia ancora qualcosa da dire ed è per questo che noi operatori dobbiamo sostenerlo e promuoverlo senza per forza metterlo sempre in discussione”. Parola autorevole, quella di Stefano Luci, attore e regista fiorentino, che nonostante la sua giovane età vanta già un ricco curriculum teatrale, cinematografico e televisivo. “La crisi che il Teatro sta vivendo – aggiunge il onemanshiw - è frutto anche delle nostre incertezze, più che per la mancanza di idee forti e originali, come qualcuno ha messo in dubbio. Quando il teatro è vero, il pubblico lo avverte anche senza per forza passare attraverso corsi di professonalizzazione; lo spettatore è spesso in grado di poter apprezzare e giudicare uno spettacolo”. La serata è quella che si è celebrata alla Sede del circolo Arci di Prato, La libertà del 1945, organizzata dal connectingTheatre, evento dedicato all'approfondimento sul teatro, giunto al suo quarto anno di vita.

 

Quest'anno la manifeìstazione ha dedicato la sua copertina al Teatro dell'Accoglienza, ovvero quella particolare esperienza teatrale realizzata da immigrati e richiedenti asilo che attraverso particolari laboratori di consapevolezza mira a favorire integrazione socio-culturale e in particolare il rapporto tra teatro e benessere psicosociale. E’ questo aspetto specifico che ha destato interesse in Stefano Luci, che nel 2015 realizza insieme ai profughi e rifugiati politici La nuova Odissea dei migranti di Omero. E’ proprio in relazione all'incontro con Marco Baliani avuto ai tempi della sua frequentazione alla scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, che Stefano Luci svilupperà una sua personale forma di teatro di narrazione, caratterizzato da un forte richiamo ai miti dell'antica Grecia che gli permetterà di tradurre in azione scenica gli accadimenti che coinvolgono gli esseri umani. L'eco ai modelli sperimentati nel teatro sociale come anche nel Teatro dell'oppresso di Augusto Boal si fa sentire, ma alla luce degli avvenimenti che si sono succeduti sul tema dell'immigrazione ci rende particolarmente sensibili su questa esperienza teatrale. “Difficile non dubitare – ha poi aggiunto Stefano Luci prima della conclusione dell’incontro - che il teatro di oggi viva uno stato di sopravvivenza, ma la sua accorata riflessione ci trasmette speranza e ottimismo. Il venir meno di investimenti e progetti a supporto del teatro non necessariamente ci deve sottrarre a vigilare su un momento cosi epocale come quello che stiamo vivendo: i miti dei classici hanno ancora molto da insegnarci. Credo che il Teatro conservi ancora una straordinaria capacità di illuminarci e che anzi sia ancora una chiave per stimolare nuove visioni culturali attraverso differenti modi di emozionare, instaurando uno speciale rapporto umano con il pubblico senza essere mediato da fattori strategici e massmediali.

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