di Virginia Longo

VORNO (LU). L’identità di genere, le sue contraddizioni e le sue forme in un fil rouge che mescola performance teatrali, concerti, laboratori, spettacoli di danza, mostre e residenze. La kermesse, che si snoda per tutto l’anno fino alla prossima primavera, è stata battezzata Assemblaggi Provvisori e prende vita nella suggestiva cornice della Tenuta Dello Scompiglio, immersa nelle colline lucchesi di Vorno. È un angolo di paradiso, in cui si mescolano esperienze gastronomiche particolari, ottimi vini e performance teatrali a cui difficilmente si potrebbe assistere negli spazi canonici dei teatri di città. Una delle installazioni più all’avanguardia è sicuramente Camera #3, una stanza arroccata su un colle – arrivarci è infatti una sfida notevole, i tacchi non devono essere contemplati – in cui bisogna entrare in punta di piedi, lasciando le scarpe fuori. Camera #3 è un’installazione permanente, uno spazio in cui le tematiche di genere, lo scorrere del tempo e l’evoluzione dei corpi maschili e femminili si mischiano, sono racchiusi in scatti fotografici o riflessi su video performances.
Il tutto prende vita in pochi metri quadri, tra una scrivania, un letto d’ospedale, una sedia e oggetti destinati al consumo, come libri o sigarette. A valle invece, incastrato in un edificio arancione attiguo al ristorante, c’è il teatro. La direttrice della programmazione Assemblaggi Provvisori è Cecilia Bertoni. Poche settimane fa sono stati ospiti i riminesi Motus con la loro performance MDLSX. “Mi ha sempre affascinato, sin da quando ero adolescente, il tema della sessualità e dell’identità di genere – afferma Cecilia Bertoni -: negli anni Settanta c’era più flessibilità sulle tematiche. Se un uomo si truccava non gliene fregava niente a nessuno, c’era molto più gioco tra elementi femminili e maschili senza dover coinvolgere l’identità di genere”. Venerdì scorso c’è stato il debutto della Bertoni come regista e interprete di Nannerl, una curiosa performance eseguita in un angolo della Tenuta, immersa nel verde, in cui l’artista ha fatto rivivere la sorella di Amadeus, costretta dalle convenzioni sociali dell’epoca a sposarsi, in quanto donna, e a non poter studiare più musica. Sul palco adattato dietro un bellissimo ninfeo, Cecilia Bertoni si è presentata come una docile e leggiadra damigella, per poi decidere di abbandonare i panni muliebri e travestirsi da cavaliere settecentesco, presumibilmente Amadeus. Alle 19,30 dello stesso giorno ha preso vita round midnight, dalle scene del teatro. Qui la protagonista era presente solo in veste di regista. Sul palco cinque personaggi si confrontano con la propria identità, alla stregua di manichini senza anima, prima incasellati in ruoli e consuetudini. Verso la fine si ribellano e riescono a sciogliersi sotto una pioggia salvifica, a liberarsi dal loro pallore e a riemergere nudi e liberi, imponendo la loro identità, in una danza quasi dionisiaca. Assemblaggi provvisori è una rassegna quanto mai attuale in un momento storico in cui si parla di unioni civili, leggi contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Ma Cecilia Bertoni dice che c’è ancora molto lavoro da fare. “Oggi siamo arrivati più lontani rispetto agli anni '50 – sottolinea -, ma non siamo andati così in là. Dagli anni ‘70 in poi è avvenuto un imborghesimento. Negli anni ‘80 c’era una stretta dicotomia tra maschio e femmina, l’etichetta era fondamentale, come la dualità tra rosa e azzurro. Penso che molte persone sentano queste difficoltà, a volte a causa della loro educazione. Invece io credo che ciascuno sia più l’uno o l’altro genere, ci sono diverse sfumature”. Come avete selezionato tutti gli artisti per la kermesse? “Abbiamo indetto un bando e abbiamo selezionato ventisette progetti, commissionato alcuni lavori. Antonio Caggiano ha scelto gli artisti per i concerti, Eugenio Viola si è occupato delle performances e Luca Greco invece ha organizzato gli incontri per espandere il lavoro da un punto di vista intellettuale”. Prima viveva all’estero. Da quanto tempo è tornata in Italia? “Da nove anni. Qui a Vorno abbiamo prima aperto il ristorante, nel cuore della campagna lucchese, a soli cinque chilometri dalla città. E poi abbiamo fatto nascere l’Associazione Culturale Dello Scompiglio. Mi sembrava il luogo ideale per creare performance teatrali immerse nella natura, mostre, concerti e residenze. Dopo Vorno non c’è più nulla. Non è un luogo di passaggio, è una specie di non-luogo”. È passata la legge sulle unioni civili. “Credo che sia davvero ridicolo parlarne. I diritti civili non devono essere determinati dalla politica, quando non si abusa di nessuno. È assurdo. Chi se ne frega di chi si sposa con chi. A meno che uno non sia pedofilo o usi violenza, come si può legiferare sul proprio orientamento sessuale? Come se Dio avesse creato gli uomini tutti uguali tra loro. Sicuramente il matrimonio dal punto di vista legale è essenziale, ma ormai credo sia un mito decaduto. I diritti civili dovrebbero esistere e basta, senza che i politici intervengano”. Nei giorni scorsi c’è stato il debutto sia di Nannerl che di ‘round midnight’. Dove nascono i due spettacoli? “Sono un’appassionata di Mozart, ma volevamo fare una performance sulla storia della sorella, che secondo le cronache del tempo era il vero genio della famiglia. Purtroppo poi il padre la obbligò a sposarsi. Pare che il suo problema fosse essere una femmina. Round midnight invece cita Rimbaud e Nietzsche e racconta le torture di un sistema educativo troppo rigido. Il direttore del festival Gender Bender di Bologna è stato nostro ospite e gli abbiamo proposto round midnight per la prossima programmazione sui palchi bolognesi”.
