E’ scritta in dialetto, RomanaMente, la raccolta in versi (edita da Porto Seguro) di Emiliano Bernardini, giornalista del Messaggero. Ma chiunque, tanto un altoatesino, quanto un siculo, non incontrerà alcun contrattempo. E non perché ogni singola poesia sia puntualmente - e forse troppo didascalicamente - corredata da una fotografia, scattata da un professionista, Fabio Bernardo, amico di vecchia data, seppur entrambi non ancora 35eeni, dell’autore. Altra cosa, però, è coglierne l’essenza di RomanaMente e in questo caso, non basta nemmeno essere nati e cresciuti a Roma, per poterne vivere la fragranza, ascoltarne i battiti, decifrarne i segnali, percepirne gli odori. Occorre invece aver buttato alle ortiche pomeriggi interi passeggiando per la città, lasciandosi guidare non dal senso dell’orientamento, ma dall’insana voglia di perdersi, per poi ritrovarsi, per magia, nello stesso identico punto di partenza.

 

Perché questa è Roma, prendere o lasciare e a nulla - lo ribadisce l’autore nei suoi versi ritmati e rimati -, serve voler porre un rimedio, trovare una soluzione, istigare una rivolta. E’ Roma, bellezza, avrà pensato Emiliano Bernardini, quando ha deciso di dare alle stampe questo breve dizionario gergale della Capitale con tanto di immagini - alcune rubate da un abile predatore di piccole emozioni, altre sapientemente costruite da chi conosce perfettamente la cronaca quotidiana - perché poi qualcuno decidesse di volerlo custodire tra i sampietrini della via Appia o lungo il catrame della nuova asfaltatura di corso Francia. E’ un viatico tra le pieghe di una città che di andare a letto, la sera, non ne vuol mai sapere, così come di alzarsi presto la mattina; una guida tra i meandri di periferia, tra barboni incancreniti, amori dimenticati, squarci di luce e ombre inimitabili, scorci cinematografici naturali disponibili per tutti, tutte le sere; di un caos irrisolto e forse irrisolvibile, di una città sedotta e abbandonata da chiunque abbia saputo di poter disporre di due scudi ‘nscaccoccia, una città vilipesa, amata, tradita, dove tutti, prima o poi, decidono di andare a trascorrere un fine settimana, dove tutti, prima o poi, decidono di tornare. E’ un piccolo e per nulla pretestuoso Bignami metropolitano degli incontri, degli addii, dei rimpianti e dei rimorsi, di un odio viscerale così antico che ha finito per confondersi con l’amore, un vademecum prezioso di salvataggi in extremis, una cartina dell’oblio, un quadro, esaustivo, ma non certo completo, di una città che non morirà mai e che se dovesse soccombere lo farebbe sorridendo, appoggiata ad un capitello altrove protetto a distanza, o su una sedia impagliata a Trastevere, mentre qualcuno, probabilmente un pazzo, legge distrattamente una poesia di Pier Paolo Pasolini, ignorando la magnificenza dell’autore e il complotto della sua condanna a morte. Con RomanaMente non si chiude certo il cerchio der Cuppolone: lo sanno bene i due impresari di questa piccola società bibliografica; ma è una testimonianza preziosa, che arricchisce la biblioteca romana di un nuovo piccolo capitolo metropolitano e che non preclude in alcun modo, a chiunque venga dopo, di aggiungerne un altro, di dire la sua. Perché questa è Roma: c’è posto per tutti, anche se sono già in troppi!

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