di Ebtehal Badawi Ali
Sono un gruppo poco più di dieci persone; anzi per la precisione sono giovani dai 18 ai 30 anni, tutti di prima e seconda generazioni. Così preferiscono definirsi. Fanno riunioni ovunque. Mi ha sorpreso l'intensità con cui parlano di immigrazioni, identità, integrazione, ma soprattutto di seconde generazioni. Mi dicono che l'associazione nasce da un progetto europeo promosso dall'Anci (Associazione nazionale comuni italiani), ormai concluso e che subito dopo la loro partecipazione a questo progetto hanno scelto di creare l'associazione. Hanno già creato un evento di debutto lo scorso ottobre per annunciare l'inizio delle loro attività: un evento di danza del ventre accompagnato da un aperitivo multietnico.
Ho chiesto a Imad Sadiq, un ragazzo di 25 anni, di origine marocchina, cresciuto in Italia, con particolare accento fiorentino, quali siano i loro progetti e il motivo per il quale operano. “Siamo giovani volontari con background migratorio nati e/o cresciuti in Toscana. Riuniti dal progetto europeo di formazione denominato iParticipate; abbiamo deciso di dar vita ad un’associazione, perché vogliamo essere protagonisti, insieme a tutti gli altri ragazzi toscani, della vita civile e sociale del nostro territorio e vogliamo creare un futuro di armoniosa convivenza tra le diverse comunità che vivono nel nostro territorio. Noi crediamo che una società plurale sia più ricca e che i territori che valorizzano i talenti, da qualsiasi parte essi provengano, siano destinati a diventare più forti, coesi, sviluppati e connessi con il resto del mondo. Noi pensiamo che la Toscana debba continuare a offrire possibilità e occasioni a chi ha le capacità e a chi ha voglia di realizzarli”.
L’associazione IParticipate Toscana nasce con gli intenti primari di rappresentare la categoria, sempre più in crescita, dei giovani che condividono i valori multiculturali e di valorizzare la nostra identità mista. Ma anche con la volontà di connettere la Toscana con l'Europa e con i paesi di origine dei nostri genitori. Alla mia insistente domanda del come partecipare, insomma, in modalità concreta, Imad mi ha parlato della petizione che l'associazione ha lanciato quasi un mese fa, visibile e firmabile sul sito web www.change.org. La petizione denuncia e sensibilizza sulla questione dell'accesso limitato agli stage presso le istituzioni europee da parte degli studenti stranieri soggiornanti e frequentanti le università europee, solo perché non considerati europei in quanto non detenenti la cittadinanza dello stato membro in cui soggiornano. Imad solleva il problema dello ius soli e dello ius sanguinis e lamenta, inoltre, insieme agli altri compagni dell'associazione, l'estrema lunghezza dell’iter burocratico italiano per ottenere la cittadinanza.
Molti studenti non possono accedere all'opportunità di effettuare uno stage presso le istituzioni europee perché non sono cittadini italiani, ma le problematiche della cittadinanza italiana sono assai più complicate.
Consultando lo script della petizione su change.org, la piattaforma della petizione, ho trovato interessante il focus sul concetto di meritocrazia che i ragazzi di Iparticipate sottolineano più volte. Un concetto che a livello nazionale trattiamo spesso, ma che sentiamo di aver perso e di essere in continua perdita, e che al livello europeo siamo preoccupati ad affrontarlo.
Sono decisi a proseguire su questa linea e di portare più in alto possibile la loro causa tramite questa petizione. In questi giorni stanno girando un video virale per condividere la petizione online e sui social network. Sono molti attivi su Facebook, pubblicano e discutono in continuazione. Parlano spesso di politica e si portano dietro ancora la causa della Campagna Toscana “Qui Vivo, Qui Voto”, che l'anno scorso ha fatto la sua apparizione ad Arezzo, parlando dell'importanza del voto locale per gli stranieri presenti sul territorio italiano.
Insomma a conclusione di questo piccolo excursus, derivato da una chiacchierata con uno dei co-fondatori dell'associazione iparticipate, ciò che mi ha più colpito è la volontà ardente di partecipare in un contesto che ritieni a te appartenente e ti ritieni a lui appartenente, quando sai molto bene che non è contraccambiato il sentimento.
Per dirla con le parole di Claudio Giovannesi: “Rispetto al resto d'Europa, per non parlare dell'America, sento che in Italia siamo molto indietro. Ancora lo straniero è percepito come un extracomunitario, qualcosa di lontano, e nelle istituzioni non c'è niente di forte nell'includere questa realtà sociale”.
