L’APPUNTAMENTO è all’Auditorium parco della musica, a Roma. È lì che Laura Lala presenterà, il prossimo 14 dicembre, il suo nuovo album, Coraggio. Meglio non perderla, la serata; primo, perché sarà doppia, visto e considerato che oltre alla cantautrice siciliana, sotto i riflettori ci sarà anche Eleonora Bianchini e il suo Surya. Non sappiamo se le due voci femminili abbiano deciso di esibirsi insieme per dare ulteriore forza al proprio lavoro, per molti versi simili e parallelo tra le altre cose, nella loro grande diversità, o perché questo rappresenti la parte terminale di un progetto pianificato. Secondo, ma soprattutto, perché in questa stagione affollata da avvenenti urlatrici da talent, le voci che arrivano dalle scuole di canto affidate a docenti di massimo prestigio continuano a rafforzare la spiritualità della musica, di cui ha sempre parlato John McLaughlin. Ma poi, a pensarci bene, degli eventuali stratagemmi delle due dame del diaframma, non ce ne frega assolutamente nulla.

Abbiamo ascoltato sei degli otto brani dell’ultima fatica di Laura Lala (Un ci la fazzu chiù, Chi è straniero, Occhi chini, Tempo, Sugnu cu tia e Ferma; Il segreto del successo e Saprò solo vivendo non siamo riusciti a scaricarceli) e già dopo il primo assaggio, utile, nella maggior parte degli ascolti, solo a sintonizzarsi sulle onde medie dell’artista, abbiamo deciso di sponsorizzarla, recensirla e invitarvi, vista la vicinanza con l’incontro metropolitano, ad andare a sentirla. Delicatezza estrema, professionalità, ricerca di angoli da colorare, non da smussare, con questa caratteristica folk abbinata allo studio, matto e disperatissimo, del jazz, che produce un effetto finale oggettivamente imponente; innumerevoli richiami vicini e più distanti, un’altalena incessante di melodia popolare sistematicamente disturbata, con il potere di derubricarla/trasformarla/impreziosirla; pezzi all’interno di loro stessi che segnano magnitudo sismiche non registrabili da alcuna fonte preventiva e dunque, imprevedibili, ma senza che il livello di promozione e quello di recezione subiscano alterazioni. La sua voce è un pregiato, antico, strumento, preventivamente disamplificato, che stabilizza la dotta ricerca dei musicisti che l’accompagnano dal vivo, dopo aver spartito con lei l’adrenalina della sala di registrazione. Si tratta di Seby Burgio al piano, Marco Siniscalchi al basso elettrico, Alessandro Marzi alla batteria e Ousmane Koulibaly alla kora, una specie particolare di arpa. Una registrazione importante, in una concentrazione di musica e testi particolarmente ricercata, per un messaggio umile, ma ambizioso; proteggere le forza intraducibile delle origini contaminandola con le infiltrazioni sonore che sembrano non essere lontanamente apparentate ai testi, soprattutto per i non siciliani. Una terra, del resto, che già con il Teatro, quello di Emma Dante, tanto per fare un nome, ma forse il più eloquente, ha messo in luce tutte le innumerevoli sintonie tra il linguaggio del corpo, quello della parola e della musica. Un trittico, per assemblaggio e riduzione numerica, di informazioni culturali che sottostanno, per naturale e inesorabile complicità, alla pittura della poesia, al piacere, all’armonia. Il Coraggio di Laura Lala, terzo lavoro in sala di registrazione, che ha maturato le proprie esperienze e convinzioni artistiche laureandosi al Dams di Palermo e continuando a masticare lo stesso slang nelle scuole jazz più raffinate del paese, è quello di una siciliana che sente il diritto/dovere di raccontare le controverse bellezze della propria terra per traghettarle, senza ponti (alla musica non servono), altrove, senza nascondere la paura tramandata e assimilata, ma con la consapevolezza e la gioia che un giorno, chissà quando, le cose non potranno che cambiare. Certo, ci vuol Coraggio, ma a Laura Lala e al suo sound, non mancano davvero.

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