di Filippo Colosi

PISTOIA. Nelle scorse settimane, dopo aver assistito e qui scritto di emozioni country from Nashville Tennessee portate da Mike Cullison nell’alcova della Live music pistoiese, il pub megikOZNE di via della torre, eccomi stavolta partecipare a una delle date del tour del musicista e cantante americano, newyorkese per l’esattezza, Alix Anthony, egregiamente accompagnato in Italia da Jacopo Coretti alla batteria e Francesco Zucchi al basso. Evento presentato al pubblico pistoiese inconsuetamente di lunedì sera, ma che già prima di varcare la soglia del locale mi ha fatto credere di entrare in un affollato sabato sera come quando ormai è già troppo tardi per vedere lo show da vicino. Oltre ai tanti ad assistere in piedi, vedo un cerchio di seduti davanti al palco come in un microscopico anfiteatro e intenti a porgere occhi, orecchie e mani alla rodata scioltezza presente negli accordi funk, rock e blues esibiti da Alix Anthony, anche grazie alla lunga esperienza nel corso degli anni vissuta lavorando con icone musicali del calibro di James Brown, Larry Graham e Duran Duran.
Nel cercare di scattare qualche foto per la copertina di questa recensione ho beneficiato della risposta fisica del pubblico quando Alix Anthony ha iniziato a chiedere con crescente insistenza dal microfono Get up, get on up, esplicito invito a uscire dalla compostezza fino a quel momento adoperata, per scatenarsi come Musica comanda, ballando e sudando per un buon motivo: una viscerale e ipnotica esecuzione di Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine, brano simbolo di James Brown del 1970 che Alix potrebbe tranquillamente suonare e cantare bendato senza deludere il pubblico. Sballottato dal festoso entusiasmo della gente, riesco a mettermi al sicuro per continuare a seguire i musicisti nelle loro compiaciute espressioni verso un pubblico sempre più complice di una seduzione sonora resa ancor più calda dalla voce nera di Alix, portata alla temperatura ideale facendo cantare e ballare il pubblico con brani conosciuti e orecchiabili personalizzati dalla propria istrionica impronta vocale da Jimi Hendrix ai Doobie Brothers, dai Doors ai Funkadelic, da Muddy Waters a Lenny Kravitz, dai Deep Purple a Sam and Dave, fino all’ultimo brano, all’ultimo bis, congedandosi applauditissimo insieme a Jacopo e Francesco suoi perfetti compagni di viaggio lungo tutto l’italico stivale. La recensione musicale dovrebbe finire, qua ma voglio raccontare anche che, finito il concerto dopo saluti e abbracci, convinti che il performer statunitense fosse andato a riposare nella sua camera d’albergo, con sorpresa di tutti dopo un quarto d’ora è voluto tornare al megikOZNE parlando, scherzando e soprattutto ballando con le tante persone ancora presenti nel locale, lasciandoci un’ulteriore e piacevole immagine di artista appassionato della musica, del proprio lavoro e della vita soprattutto.
