FIRENZE. Da dove iniziamo: dall’incantevole medley del bis, con il quale ha voluto omaggiare alcuni personaggi minori e dimenticati della musica italiana, come Jimmy Fontana e Sergio Endrigo o dalla facilità con la quale si impossessa di ogni tonalità per riprodurla, letteralmente stravolta, ma integra e regalarla a chi ha la fortuna di ascoltarla. Troppo facile; anche quelli che hanno seguito il suo concerto con gli occhi fissi sul video del telefonino, potrebbero dire la loro. Iniziamo da lontano, invece, dove i distratti non possono arrivare e partiamo dalla disciplina dotta e colta che accompagna, fino a perseguitarla, la musica e la voce di Chiara Civello, al Teatro Puccini di Firenze, accompagnata in questa tournée da due musicisti dotati di controcoglioni: Seby Burgio alle tastiere e Federico Scettri alla batteria e alle chincaglierie elettroniche. La scusa, piacevolissima, è stata quella di raccontare qualche brano del suo nuovo album, Eclipse, ma a questa signora, antica, solare, bellissima, della melodia si possono concedere tutti i pretesti e tutti i lussi.

Non predilige alcun genere in particolare; lo sa benissimo, come uno dei tanti mentori brasiliani che non la mollano per alcun motivo, Caetano Veloso, che la musica è già stata scritta tutta e che solo interpretandola, si possono ancora regalare nuove/vecchie emozioni. Lo sa bene la chitarrista Chiara Civello, come del resto ne è perfettamente al corrente l’omonima pianista, per non parlare della cantante, che porta gli stessi nome e cognome, che con la musica, che vive di emozioni, empatie, brividi, arrotando la erre il più possibile, come se si trattasse di un gioco, o una dimostrazione fonetica, si scherza e si può scherzare solo se la si conosce profondamente. E Chiara Civello, nella musica, è immersa e impelagata fino al collo, utilizzando, senza ordini, né criteri, alcuna logica, nessuna scala, salendo e scendendo i pioli delle note con la leggerezza di una bambina agile e per nulla impaurita che si sta divertendo come una pazza con il fratellino più piccolo che non riesce a prenderla. È capace di tutto, Chiara Civello, soprattutto fondere e confondere la storia della cultura con quella della melodia, accostando se stessa e le sue canzoni al cinema, alla letteratura, alle nuove e vecchie intuizioni, fino a rileggere, con una dose di spudorata genuinità, addirittura Mina e Vasco Rossi (il diavolo e l'acqua santa; a scelta, eh), sporcando il pop degli anni ’60 con passate di vernice sudamericana, quelle dai colori sgargianti, almeno così sembra a vederle da lontano. In realtà, se si osservano con scrupolo e attenzione, risalta l’opaco della fine del carnevale, quando la festa delle feste finisce e la gente è costretta a riparare altrove per aspettare indenne l’arrivo del successivo. Anche Chiara Civello, a forza di frequentare l’ambiente verdeoro, ha finito per contrarre quel virus stranissimo, quello della saudade, che è uno stato catartico di perenne euforia puntualmente smorzata dall’incedere della fine. Anche la sua eleganza è demodé, come la sua voce, che non insegue chimere, angoli prescelti e illuminati di proposito, ma preferisce percorrere la strada maestra zigzagando continuamente, come se volesse tardare il più possibile l’arrivo a destinazione. Lo fa spiluccando dagli alberi che costeggiano la costellazione musicale ogni suggerimento, soprattutto quelli che gli altri viandanti hanno deciso di lasciare attaccato alla propria radice, credendo che per il proseguo del cammino non possano essere utili. Se lo può permettere, Chiara Civello, perché ha il diaframma spostato, fuori dalla scatola scheletrica e lo utilizza come crede; lo si capisce quando suona, che non veda l’ora di cantare e quando canta, che la prima voce è la musica. Un’artista universale, Chiara Civello, che sfoggia con semplicità imbarazzante un poderoso bagaglio musicale e culturale. Oggi, 28 febbraio, è a Roma, per proseguire il viaggio in controluce e in penombra del suo Eclipse; burian, a quel che si legge, non si è ancora divertito abbastanza. Dunque, anche nei prossimi giorni, il freddo imporrà riguardi, soprattutto serali. Il prossimo 14 luglio, però – e il tempo, allora, salvo cataclismi, dovrebbe assicurare mitezza e clemenza -, Chiara Civello sarà a Perugia, su uno dei tanti palcoscenici di Umbria Jazz. Sarà con Gilberto Gil. Lo scriviamo, oltre che per scrupolo e dovere di cronaca, per chi non la conoscesse ancora: certe amicizie sono un vanto, un lusso, un documento di identità, un'assicurazione. Insindacabili.

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