di Luigi Scardigli

MAROSTICA (VI). Si è quasi sempre esibito con gli occhi semichiusi. Dopo mezzo secolo, può anche permettersi il lusso di non aprirli mai, durante i concerti. La sua musica, in compenso, la musica di George Benson, continua a vedere quello che molti altri suoi colleghi stentano anche lontanamente a decifrare. Certo, l’energia e soprattutto le corde vocali non sono più quelle di qualche stagione trascorsa, ma ieri sera, 17 luglio, a Marostica, nell’opulenta provincia vicentina, in piazza Castello, ribattezzata piazza degli Scacchi, il 74enne inimitabile chitarrista statunitense si è preso un’altra, l’ennesima, licenza di divertire chi ha preferito non perdersi la sua esibizione (unica data italiana di questa tournée), costringendo la security a mollare i rigori di ordine pubblico fino a quel momento fatti rispettare con disinvoltura e consentire al popolo del Marostica Summer Festival, almeno nelle quattro canzoni che hanno chiuso la serata, di alzarsi dalle seggioline rosse e blu e ballare.

Impossibile, del resto, ascoltare Love ballad, Give me the night, Never give up e soprattutto On Broadway, tra l’altro in sequenza, restando tranquillamente seduti; immaginate poi che questi quattro pezzi da museo, inoltre, vengano intonati dal loro autore, che è lì, a due passi dai suoi spettatori, con giacca e maglietta nera, che fanno da pendant con il cromatismo delle scarpe lucide e che esplodono al contrasto con il bianco dei pantaloni. La chitarra, è quella di sempre, la sua, unica, personalissima e spesso riadattata alle esigenze, Ibanez, che maneggia con la solita sontuosa cura e disinvoltura, nata dalla volontà del longevo cantautore americano di conciliare le radici jazz, che lo perseguitano ad ogni vagito, con tutti i generi che via via ha deciso di incamerare nelle propria sonorità, fino a creare una vera e propria corrente strumentale, la sua, letteralmente inconfondibile, che si nutre di jazz, pesca nel R&B, approfitta del Rock and Roll e funkeggia appena le è possibile. Istruzioni sonore, culturali e morali che i suoi sei strumentisti al seguito (Randy Waldman alle keyboards, Stanley Banks al basso, Michael O'Neill chitarra e voce, Thom Hall all’altra keyboards, Khari Parker alla batteria e Liliana de los Reyes, percussioni, voce e una grazia irresistibile) conoscono alle perfezione, ma che non si permettono di non rinnovare con tassonomica devozione anche prima dei concerti, come ieri, a Marostica, con un soundcheck durato oltre un’ora, per la gioia di tutti quelli che, seduti nei bar disposti lungo il perimetro della piazza blindata agli sguardi, non all'ascolto, ad aspettare le 21,30, sorseggiando caffè, birre o liquori gradatamente alcolici, hanno potuto godere di un’inaspettata e inaspettabile deliziosa anteprima.

Il pubblico, anche se elegante come ad una prima della Scala, avrebbe forse preferito una successione decisamente più funky di quella proposta e adottata da George Benson, che invece, consapevole della vastità del proprio repertorio e soprattutto dell’inesorabile incedere del tempo, ha preferito scandagliare i suoi nobilissimi trascorsi iniziando a rispolverare i motivi più easy e avviandosi, con il trascorrere del concerto, a quelli più fisici, da Breezin a Weekend in L.A., l’album della svolta repentina, quest’ultimo, che nel 1978, dopo essere già consacrato come una delle sei corde più dotte del panorama, lo fu anche, con quella registrazione, come una delle più ballabili. Da quell’anno, infatti, che i suoi fan più puri indicarono, a torto, come quello del tradimento, George Benson, ogni tanto, gli occhi, lasciando da parte la religiosa attenzione che osserva per le sue ricercatezze strumentali, li apre e li spalanca proprio, per guardare bene chi tra il pubblico non ha ancora capito dove stia andando e per sorridere e raccontare, con il solo sguardo, che la musica, oltre che essere la sua fonte primaria e unica di invidioso sostentamento, è anche e soprattutto la formula, per nulla segreta, della sua felicità. E di chi ha avuto la fortuna di potersi permettere di vederlo in concerto.

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