di Luigi Scardigli

PISTOIA. I gruppi di spalla, che abitualmente svolgono il compito di introdurre, acusticamente ed emotivamente, la serata, ci avevano un po’ spaventato. Sì perché, a essere onesti, di questo Tom Odell non ne avevamo nemmeno sentito parlare, oltre che suonare. Le teen agers disposte a tutto che si accalcavano sotto le transenne poi, non hanno fatto altro che aggiungere dubbi alla nostra prevenuta inquietudine. E ci eravamo sbagliati, di grosso, anche se a Tom Odell occorre dare ancora qualche anno per stabilire se potrà scrivere anche lui almeno una pagina di storia o accontentarsi di essere stato una gradevole meteora mediatica. Ieri sera però, nella penultima giornata di questo 38esimo Festival Blues di Pistoia, il giovane cantautore inglese, divenuto tale per la sua cocciuta ostinazione e per la complicità della mamma, maestra elementare, che non ha mai smesso di credere nelle doti artistiche del figlio,

appena arrivato sul palco di questa piazza meravigliosa, nonostante il modesto prologo che aveva irrobustito le nostre perplessità e un altro fonico da dimenticare (dopo quello di Little Steven e di Alex Britti), ha sùbito dato un saggio di personalità, diaframma e convinzione, tre requisiti questi che al momento gli assicurano un posto al sole e una serata al Festival Blues. E tutte le ragazzine che sanno a mente le sue canzoni? Sono quelle telecomandate, che assecondano gusti e desideri a seconda di cosa trasmetta il convento. Stavolta, però, il monastero catodico ha scelto un ragazzo che conosce il proprio fatto, ha ascoltato parecchia musica, oltre che studiarla e che si è messo in testa che qualcuno dovrà pur mettersi all’anima di non far più rimpiangere David Bowie. Piano, prudenza, anche con le previsioni, d’accordo, ottimistiche oltre ogni ragionevole scommessa, ma visto e considerato che oltre alla voce e al carattere, a Tom Odell non manca neanche quella sottile, inconsistente, ma indispensabile, smorfia attrattiva e quell'idioma magico, l'inglese, che sembra essere nato per le canzoni, prima che per le comuinicazioni, beh, a quelli che hanno in mano le redini dei telecomando non poteva certo scappare e visto che in Europa, il ragazzo, miete successi e riconoscimenti, in Italia qualcuno l’ha invitato in uno studio televisivo. Per iniziare, basta; spesso, avanza pure. Per durare nel tempo, ci vuole altro, soprattutto perché le adolescenti di oggi, ma anche quelle di ieri e di domani, crescendo, si concentreranno altrove, non solo con la musica e certe meteore saranno ricordate solo alle cene di classe, o in qualche villaggio turistico. A Tom Odell, comunque, non mancano nessuno dei numeri che occorre possedere per potersi permettere il lusso di giocare la partita del successo. Se continua così, non possiamo che augurargli tutto il bene e casomai di vederlo ancora, tra un po’ di anni, sempre in piazza del Duomo, ad un'altra edizione del Festival Blues, portare in comunione le sue nuove canzoni, che le teen agers di domani non vorranno perdersi. Ma anche noi. Con gli auguri ci fermiamo qui, ma solo per scaramanzia: certo, si chiama Tom e non Jim, ma ha ventisette anni e se a qualcuno di quelli che azionano i telecomandi non dovesse piacere, non vorremmo che la funerea leggenda delle J contemplasse, per la circostanza, un’eccezione. Solo per la consonante.

Pin It