FIRENZE. La musica ha davvero un linguaggio universale. Ieri sera, nella Sala Vanni di San Frediano, a Firenze, se ne è avuta un’ulteriore e autorevole conferma, con il concerto/spettacolo di Idan Raichel, che ha momentaneamente deciso di abbandonare per un po’ di tempo il gruppo creato a sua immagine e somiglianza, Idan Raichel Project, per raccontarsi da solo. Il tastierista e cantante israeliano (nato a Kfar Saba 40 anni fa), ma anche consollista, percussionista e, nella circostanza dell’epilogo della serata, chitarrista, ha infatti concentrato l’intera esibizione con un repertorio di testi ebraici che così, solo a scriverlo, paiono lontani anni luce dalla musica più convenzionale, ma anche dotta, che mastichiamo abitualmente.

Il tasso poetico, invece, amministrato da una leggerezza e da una profondità musicali notevolissime, è stato di gran lunga dominante e non è stato necessario chiedere la traduzione dei brani a nessuno tra i moltissimi ebraici che hanno popolato la sala Vanni per lasciarsi comunque sedurre e farsi trasportare, lungo il tempo dell’esibizione, in un luogo sconosciuto con un mezzo mai visto proprio laddove mastichiamo, da tempo memore, le migliori sensazioni acustiche, poetiche, sonore, artistiche. Un pianista con i fiocchi, un affabile intrattenitore di platee, un navigato marinaio dello spettacolo, un artista universalmente conosciuto e stimato e che anche in Italia, al di là della tappa fiorentina di ieri sera, che ha fato parte del circuito Network sonoro, ha avuto la sua consacrazione con la traduzione, interpretata da Mina e Adriano Celentano, di uno dei suoi ultimi motivi, Amami amami, pezzo particolarmente orecchiabile registrato sull’ultimo album del musicista israeliano, At the Edge of the Beginning. Un’esperienza particolarmente suggestiva e amplificata dalla bellezza del contesto: Sala Vanni, in piazza degli Armeni, nel quartiere di San Frediano, a Firenze, di là d’Arno, rispetto alla città, è insindacabilmente una struttura che trasuda fascino, una sala concerti protetta nei dipinti che la rendono particolarmente emozionante e di profonda storicità che prende il nome dall’autore dei suoi numerosi affreschi, quelli di Giovan Battista Vanni, pittore fiorentino del XVI secolo che, ad onor di cronaca dalla città capitale della Cultura di questo 2017, proprio a Pistoia conobbe la morte, non prima però di aver portato a termine le decorazioni, per volere dell’abate Ippolito Bracciolini, nel Monastero di San Benedetto, delle dodici lunette che illustrano le Storie dei cavalieri dell’Ordine omonimo. Ma anche al Circolo della Rondinella, probabilmente, una struttura costruita sulla città che si allarga a vista d'occhio e che ha bisogno di spazi vitali, nel gergo alimentare, poco distante da piazza degli Armeni e dalla sua storia, la musica e la voce di Idan Raichel avrebbero sortito gli stessi identici magici effetti.

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