LA SERATA è stata piacevole, non foss’altro per la piacevolissima coincidenza che ha fatto sì che la sorte ci facesse sedere, attorno al banchetto, proprio davanti a lei. Era l’unica, della compagnia, che non conoscevamo ed era l’unica, probabilmente, che avremmo voluto conoscere. Da sempre. Ci siamo scambiate le mail, i profili; avremo occasione di rivederla. Chissà. In macchina, al ritorno, passata da poco la mezzanotte, abbiamo soltanto sperato di non imbattere in una pattuglia della stradale: non eravamo alticci, ma se ci avessero sottoposto all’alcoltest, avremmo avuto il nostro bel daffare a convincere gli agenti.

 

La tentazione sarebbe stata quella di ascoltare Radio Monte Carlo; poi, però, ci siamo ricordati del Cd che un nostro amico ci ha carinamente offerto nel pomeriggio, in città: bossattré, che è anche il titolo della terza delle sei tracce, mezzora circa di nobili rivisitazioni, strettamente strumentali, rotanti attorno alle tastiere di Francesco Masinho Masiani, con le quali interagiscono, in marcata disinvoltura, gli altri ospiti della registrazione, effettuata al Valore Recording Studio di Pistoia: Jacopo Andreini al sax e al bouzouki, Carlo Romagnoli e Filippo Poggi al basso e il trio Vale, Lord e Fraz (ma non chiedeteci chi siano), grazie alla produzione esecutiva e artistica di Francesca Burchielli e Valentino Martone e al mixaggio al Logic Studio pistoiese di Matteo Gaggioli. Nulla di nuovo, per carità, ma neanche di scomposto, sgradevole, non curato. Anzi, con il trascorrere della strada, della notte e delle tracce, ci siamo complimentati con la scelta di aver preferito l’inedito regalo pomeridiano al sicuro passaggio notturno in consolle di quelli di R.M.C., che si sa, è musica di gran classe. Sulla copertina del cofanetto, color terra, ma esposta al sole, quello che cade a picco, e al suo interno, la sagoma del Brasile, composta da una serie di spartiti. La relazione con l'umore della gente della bossanova è spudorata nel titolo e nel nome della formazione che ha ideato la raccolta, Bossa ‘n’ Jokes; meno nella composizione musicale, almeno allacciando memoria ed emozioni al vocalese di Caetano e Gilberto, ad esempio, o alla contaminazione rock di uno degli ultimi portabandiera, Carlinhos Brown. Ma nella parte inferiore dell’interno del Cd, ci sono i ringraziamenti: si va da Chopin a Duke (Ellington, immaginiamo), passando per amici a noi ignoti e fino ad arrivare a Jobim (eco il legame scritto), Cohen e Telonious (e anche in questo caso, azzardiamo Monk e non dovremmo sbagliarci). Il primo della lista però è Michel Petrucciani, un diversamente abile; troppo diversamente, soprattutto quando suonava. Della gradevole signora conosciuta qualche ora prima a cena ci siamo purtroppo dimenticati il nome, ahinoi: non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima, soprattutto quando a distrarci è la musica.

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