di Luigi Scardigli
PISTOIA. I meno giovani se lo ricordano con Clive sugli schermi di Videomusic; quasi tutti, da trent’anni a questa parte, lo seguono come presentatore ufficiale del Porretta Soul Festival. A Pistoia, i meno distratti, ricordano che la Tafuro dinasty a lui affidò la presentazione di alcune edizioni del Blues’In. Rick Hutton, però, un englishman in Italia da oltre trent’anni che la nostra lingua la continua a parlarla piacevolmente malissimo, è anche e soprattutto un musicista e ieri sera, 6 agosto, tra gli stand gastronomici della Festa regionale del Pd, a Santomato, alle porte orientali di Pistoia, ha ripercorso, a ritroso, la storia del rock and roll, iniziando questo magnifico viaggio dalla Route 66, quella che porta da Chicago a Santa Monica, lungo quegli oltre cinquemila chilometri della highway dell’esodo americano verso il Pacifico, che fu anche lo spunto per il titolo del brano che Bobby Troup scrisse nel 1946 e che vent’anni dopo, cantata poi da tutti, divenne un quasi manifesto musicale epocale.
Da Otis Redding a Jimi Hendrix, da Bob Dylan ai Pink Floyd, da David Bowie a Lou Reed, passando per i Led Zeppelin e Prince e la sua canzone-omaggio Purple Rain, fino agli U2, omettendo, vero, un sacco di nomi e colori importanti, ma riuscendo comunque, in poco meno di due ore, a fornire un quadro più che significativo della rivoluzione sonora più importante della storia. Lo ha fatto con un concerto degno delle migliori e più nobili occasioni, nonostante, in sottofondo, tra un ricordo strumentale e il successivo, imperversassero i numeri della tombola, le ordinazioni dai punti ristoro e le note della balera. Lo ha fatto con la sua formazione abituale, una band di tutto rispetto, che si avvale di una signora chitarra, quella di Gorby Marraccini, che a sua volta si coniuga e si adegua armoniosamente agli strumenti affidati alle cure dei suoi colleghi, che rispondono ai nomi di Antonio Marchesani (basso), Riccardo Aldi (chitarra), Gerardo Francesconi (batteria) e Antonella della Malva (la bionda, per intenderci) e Marida Benassi (la mora) come vocaliste. Lo ha fatto interpretando, senza mai adeguare il proprio diaframma all’artista preso in prestito, alcuni tra i song più famosi degli ultimi quattro decenni del millennio trascorso, quando il rock, oltre che scardinare la melodia corrente, divenne un modo di pensare, influenzando, parecchio, ma non troppo, la politica internazionale.

Lo ha fatto con estrema professionalità, premettendo ad ogni singola rievocazione strumentale – eseguita poi con tutte le accortezze del caso - le motivazioni che lo hanno indotto ad eleggerla, nella circostanza, motivo emblematico di quegli anni e di quelle generazioni. Lo ha fatto accompagnando il variegato ed eterogeneo pubblico con la simpatia che si addice ad un navigato guascone, interagendo allegramente con ladys and gentlemen, abbandonando spesso e volentieri il palco per arrivare, con il microfono senza fili, anche dagli spettatori più lontani, ringraziando gli organizzatori (per averlo invitato), gli amici (per essere venuti a sentirlo e fotografarlo, come Gianluca Bonham Risi: gli scatti sono i suoi) e anche la moglie, per sopportarlo ancora con tutte le cure dell’amore, senza perdere l’occasione per scoccare qualche dardo politico in favore dei padroni di casa e scandalizzarsi con i suoi connazionali per aver scelto di uscire dall’Europa. Lo ha fatto anche spulciando tra i suoi ricordi personali, scomodando l’aneddoto di cronaca nera (un furto subito a Milano) che lo catapultò, inesorabilmente, tra noi italiani; lo ha fatto ricordando e ribadendo ai presenti i danni, irreversibili, causati dall’uso e dall’abuso di alcool e sostanze stupefacenti, quelle che nei mitici e favolosi anni del rock and roll si coniugarono, quasi inscindibilmente, con l’epopea di ognuno dei protagonisti. Lo ha fatto, nonostante abbia dichiarato che in autunno vorrà prendere la nazionalità italiana, dimostrando una grande professionalità, molto britannica, che in questo paese, purtroppo, non c'è e sembra non essere in procinto di arrivare. A presentarlo, il presentatore per antonomasia dell'Italia centro-settentrionale, c’era Tony De Angelis, il deus ex machina di questa isola felicissima che si chiama Santomato live e che nella circostanza ha aperto una parentesi di sensibilizzazione per richiamare l’attenzione su una ragazza, improvvisamente affetta da una letale allergia, che la costringerà a cure costosissime in Spagna: il rock and roll, per chi lo conosce e lo pratica, è anche questo; anzi, spesso, soprattutto.
