AGLIANA (PT). La fedeltà a Django Reinhardt, l’indiscusso ispiratore, si fa affievolendo. E noi la salutiamo con piacere, perché non è una ritrattazione, ma un’evoluzione. Certo, le tematiche restano intimiste e non a caso, nell’era dell’informatica, Maurizio Geri Swingtet ha scelto il vinile per presentare, al teatro Moderno di Agliana, il suo ultimo lavoro, Swing a sud. Il quintetto si è leggermente modificato, ma gli attuali interpreti sono validi e all’altezza dei loro colleghi che li hanno preceduti in questo viaggio a ritroso, inerpicandosi sulle pendici della montagna pistoiese. Con la voce e la chitarra di Maurizio Geri, accompagnato ancora dall’intramontabile contrabbasso di Nicola Vernuccio e dalla chitarra di Luca Giovacchini, Michele Marini al clarinetto e Giacomo Tosti alla fisarmonica.

 

Il cammino è quello intrapreso molti anni fa: la lingua e le sonorità manouche fuse e confuse con il folk appenninico che a sua volta rappresenta un’altra delicata e gradevole pagina swing. La serata del 4 luglio ha anche rappresentato l’ultimo appuntamento stagionale del teatro Moderno di Agliana, che ha già pronto buona porta del cartellone che verrà. In platea, in verità, gli spettatori non sono tantissimi: l’attenzione però è naturalmente maggiore e il sound, dal palco, arriva nitido, fiero e particolarmente confidenziale. Il groove dei protagonisti, del resto, lo conosciamo bene tutti: massimo rendimento (acustico), con il minimo sforzo (interpretativo). In alternativa al clamore rock, però, la navigazione crocieristica è una di quelle che autorizza, impone quasi, il sogno e la meditazione: le favole sono quelle parentali di Maurizio Geri; la nipotina, la nonna, gli amici presenti e quelli richiamati al nulla anzi tempo, lungo un filo conduttore che pare poter fare a meno proprio di tutti, anche dei protagonisti stessi. Sono novelle che si raccontano da sole, che viaggiano senza tempo e contro tempo, ma che seppur senza bussola pare abbiano puntato la prua dell'imbracazione verso i lidi più caldi, quelli al sud di tutte le interpretazioni, rese ancor più piacevoli da retaggi strumentali e vocali paralleli, come gli inconfondibili apparentamenti con Paolo Conte e Sergio Caputo, per restare dalle nostri parti. E tutte le contaminazioni, dal jazz alla world music, che sono il pane quotidiano dei cinque strumentisti lontano dalle loro reunion.

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