di Irene Betti

PISTOIA. Durante questa quarantena ho smesso di bere caffè. Mi sono così rilassata che sono riuscita a liberarmi della mia dipendenza preferita. Premetto che sono molto dispiaciuta per tutte le persone che sono state male, che sono morte e di tutti quelli che stanno finendo sul lastrico. Girano tante opinioni: c’è chi crede che siamo in uno stato pandemico a tutti gli effetti, c’è chi vede un grosso complotto in uno stato di dittatura. Io ho deciso di informarmi meno possibile. Le sfumature delle varianti potrebbero esplodere nella mia testa tanto da diventare una vera e propria fiction. Ma è una storia che non mi interessa. Parlare del degrado del genere umano mi porterebbe via solo energia buona. Io sono dalla parte di chi cerca la bellezza. Le informazioni dilagano e sembra che siamo in preda a uno stato di terrore. Per quanto mi riguarda non è cambiato poi un granché. Le oscenità hanno sempre popolato la storia: si pensi allo sfruttamento, al commercio di organi, alla tortura, al mobbing, alla prevaricazione. Ma semplicemente non se ne parla. Parlare di pandemia e economia mi annoia, non perché non riconosca il problema in sé, ma perché ancora una volta l’essere umano mi risulta deludente. Non mi interessa cosa può fare l’uomo di deludente; a me interessa quello che l’uomo può fare di grandioso.
Mi sono interessata da diversi anni all’alimentazione sana e alla scienza igienista, secondo i cui principi se noi conducessimo realmente una vita con un’alimentazione e ritmi sani saremmo inattaccabili dalle malattie. La malattia è una conseguenza di uno stato di indebolimento fisico e di tutte le sovrastrutture in cui siamo immersi: inquinamento, cibo trattato, stress, alcool, droga. Se conducessimo una vita in armonia con il nostro pianeta non ci preoccuperemmo della pandemia. Non mi sento schiava perché qualcuno mi ha detto di stare in casa. È da una vita che mi sento schiava perché sono nata in una società che non vive in armonia. Scegliere il denaro a danno della possibilità di vivere una vita felice lo trovo espressione di malattia mentale. Sinceramente non capisco cosa conduca tante persone a cercare qualcosa di immateriale sacrificando la felicità. È da una vita che lotto per non essere schiava, ho sempre pensato che sarò libera finché nessuno mi potrà togliere la libertà di pensare chi sono e chi voglio diventare davvero. E quando si parlerà di portare avanti il vaccino obbligatorio e il 5G sono pronta a svuotare le siringhe nelle tubature di scarico e sradicare i bussolotti ballandoci sopra a ritmo di danze tribali.
